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- A Palermo, 1.346 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette nel primo semestre 2025.
- La Sicilia è al sesto posto in Italia con 4.526 segnalazioni.
- Aumento dell'85% dei movimenti di denaro sporco (2022-2023).
Un’analisi approfondita sul rischio d’impresa globalizzato
Il capoluogo siciliano, Palermo, si trova a fronteggiare nuove sfide nel panorama della criminalità economica. Un recente evento, il convegno dal titolo “La responsabilità dell’ente ex d.lgs. 231/2001: criminalità d’impresa e globalizzazione del rischio da reato”, ha catalizzato l’attenzione su una problematica sempre più pressante: il ruolo delle holding estere nell’agevolare e oscurare le attività illecite che si insinuano nel tessuto economico nazionale. L’evento, tenutosi il 24 ottobre 2025 presso la sede di Sicindustria Palermo, ha visto la partecipazione di figure di spicco del mondo giuridico ed economico, tra cui Francesco Salzano*, avvocato generale presso la Procura della Corte di Cassazione, *Renato Grillo*, già consigliere della Corte di Cassazione, Paolo Gemelli, avvocato cassazionista, *Costantino Visconti*, ordinario di diritto penale all’università di Palermo, *Dario Lo Bosco, amministratore delegato e direttore generale di Italferr – Fs Italiane Group, Federico La Vattiata*, avvocato e dottore di ricerca dell’università di Catania, e *Daniele Giacalone, vice presidente della Camera Avvocati Tributaristi di Palermo. L’iniziativa, promossa da Sicindustria, dalla Camera degli Avvocati Tributaristi di Palermo e da Consulting Service Compliance, si è configurata come un momento di confronto cruciale tra esperti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni, mirato a disaminare le complesse dinamiche della criminalità d’impresa nell’era della globalizzazione.
Il dibattito si è incentrato sulla constatazione che le holding estere vengono sempre più spesso utilizzate per finalità illecite, come il riciclaggio di denaro sporco, l’evasione fiscale e il finanziamento di attività illegali. La complessità delle strutture societarie internazionali rende arduo tracciare i flussi finanziari e individuare i reali beneficiari delle attività illecite, creando un terreno fertile per l’azione della criminalità organizzata. Un aspetto particolarmente allarmante, come evidenziato da Federico La Vattiata, è la “delocalizzazione” della criminalità organizzata nel Regno Unito dopo la Brexit, con la conseguente infiltrazione nell’economia legale. Questa tendenza solleva interrogativi inquietanti sulla capacità degli strumenti normativi e di controllo di contrastare efficacemente le nuove forme di criminalità economica transnazionale. La globalizzazione, se da un lato ha favorito lo sviluppo economico e la creazione di nuove opportunità, dall’altro ha offerto alla criminalità organizzata inediti spazi di manovra e strumenti sofisticati per eludere i controlli e riciclare capitali illeciti. Il convegno di Palermo ha rappresentato un’occasione preziosa per analizzare questi rischi e per individuare strategie innovative per contrastare efficacemente la criminalità d’impresa nell’era della globalizzazione.
Palermo al centro dei flussi finanziari illeciti: un’analisi dei dati
Palermo, storicamente crocevia di culture e punto nevralgico del Mediterraneo, si trova oggi a fronteggiare una nuova e insidiosa sfida: quella di essere un potenziale centro di transito per flussi finanziari sospetti provenienti dall’estero. Questo scenario, se confermato, getterebbe un’ombra inquietante sulla città, simbolo della lotta alla mafia, trasformandola in un hub involontario per attività illecite a livello internazionale. Le cifre, in questo contesto, sono eloquenti e meritano un’analisi approfondita. Nel primo semestre del 2025, nel territorio palermitano sono state registrate ben 1.346 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, un dato che colloca la città ai primi posti in Sicilia per questo tipo di attività. A livello regionale, la Sicilia si posiziona al sesto posto nella graduatoria nazionale, con un totale di 4.526 segnalazioni*. Questi dati, resi noti da *Gabriele Urzì, dirigente nazionale Fabi e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo, evidenziano un trend in crescita delle segnalazioni sospette rispetto agli anni precedenti, un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

Ma non è tutto. Un’analisi condotta da Unimpresa ha rivelato un aumento significativo, pari all’85% tra il 2022 e il 2023, dei movimenti di denaro sporco riconducibili a organizzazioni criminali. Pur non essendo in cima a questa specifica classifica (Palermo si colloca al settimo posto a livello nazionale con 1.046 operazioni sospette, pari al 2% del totale), il dato conferma la presenza di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale. Come ha sottolineato il direttore della Dia, Michele Carbone, la criminalità organizzata non agisce in uno spazio fisico delimitato, ma opera in diversi “spazi finanziari”, inquinando il tessuto socioeconomico attraverso imprenditori e professionisti compiacenti. Queste dichiarazioni, unite ai dati sulle segnalazioni di operazioni sospette, delineano un quadro preoccupante, che richiede un’azione immediata e coordinata da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine. La lotta alla criminalità economica, in questo scenario, diventa una priorità assoluta per tutelare l’economia legale e garantire la sicurezza dei cittadini.
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- 👎 Palermo crocevia di illeciti? Solito allarmismo......
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Strategie di elusione e riciclaggio: le sfide normative
Le organizzazioni criminali, sempre più sofisticate e globalizzate, ricorrono a tecniche di elusione e riciclaggio sempre più complesse, sfruttando le lacune normative e la difficoltà di cooperazione internazionale. Le holding estere, spesso con sede in paradisi fiscali, rappresentano uno strumento privilegiato per schermare le attività illecite e rendere difficoltosa l’azione degli inquirenti. Le normative italiane, pur costantemente aggiornate, faticano a tenere il passo con l’evoluzione delle tecniche criminali. Il decreto legislativo 231/2001, che disciplina la responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai propri amministratori, rappresenta un importante strumento di contrasto, prevedendo sanzioni pecuniarie e interdittive per le imprese coinvolte in attività illecite. Tuttavia, l’applicazione di questa normativa alle holding estere presenta delle criticità, soprattutto quando le società hanno sede in paesi con regimi fiscali agevolati o con una legislazione poco trasparente.
La complessità del diritto internazionale e la mancanza di una piena cooperazione tra i paesi rendono ancora più difficile contrastare efficacemente questo fenomeno. È necessario un approccio multidisciplinare, che coinvolga esperti di diritto, economia e finanza, e una maggiore collaborazione a livello internazionale, con lo scambio di informazioni e la condivisione di strategie di contrasto. Le autorità giudiziarie, in questo contesto, svolgono un ruolo fondamentale, ma necessitano di strumenti normativi più efficaci e di una maggiore collaborazione da parte degli altri paesi. La lotta alla criminalità economica, in definitiva, è una sfida globale, che richiede un impegno costante e coordinato da parte di tutti gli attori coinvolti. Solo in questo modo sarà possibile tutelare l’economia legale e garantire la sicurezza dei cittadini.
Oltre la superficie: considerazioni legali e riflessioni
La problematica delle holding estere e della criminalità d’impresa a Palermo non è solo una questione di numeri e di statistiche, ma solleva interrogativi profondi sul sistema legale e sulla sua capacità di adattarsi alle sfide del mondo globalizzato. Si tratta di un problema che affonda le sue radici nella complessità del diritto societario internazionale e nella difficoltà di tracciare i flussi finanziari che attraversano i confini nazionali.
Da un punto di vista legale, una nozione base da tenere presente è quella della responsabilità degli enti, disciplinata dal decreto legislativo 231/2001. Questa normativa prevede che le società possano essere ritenute responsabili per i reati commessi dai propri amministratori o dipendenti, anche se questi agiscono nell’interesse della società stessa. Si tratta di un principio importante, che mira a responsabilizzare le imprese e a incentivare l’adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire la commissione di reati.
Un aspetto più avanzato, applicabile al tema delle holding estere, riguarda il concetto di esterovestizione. Si verifica esterovestizione quando una società, pur avendo la sua attività principale in Italia, viene fittiziamente localizzata all’estero al solo scopo di beneficiare di un regime fiscale più favorevole o di eludere la normativa italiana. In questi casi, l’amministrazione finanziaria può disconoscere la localizzazione all’estero e considerare la società come residente in Italia, con conseguenti obblighi fiscali.
Ma al di là degli aspetti puramente tecnici, la vicenda di Palermo ci invita a una riflessione più ampia sul ruolo della finanza e dell’economia nel mondo contemporaneo. Come è possibile che strumenti creati per favorire lo sviluppo e la crescita economica vengano utilizzati per finalità illecite? Quali sono le responsabilità degli operatori finanziari e delle istituzioni nel prevenire e contrastare questi fenomeni? Queste sono domande complesse, che richiedono un dibattito aperto e onesto, che coinvolga tutti gli attori della società civile. Solo in questo modo potremo costruire un futuro più giusto e sicuro, in cui l’economia sia al servizio dell’uomo e non il contrario.
A proposito, se ti capita di imbatterti in termini come “beneficial owner” o “due diligence”, sappi che si riferiscono proprio a queste tematiche di trasparenza e controllo. Approfondire questi concetti può aiutarti a comprendere meglio le dinamiche complesse che si celano dietro la criminalità economica e a sviluppare una maggiore consapevolezza critica nei confronti del sistema finanziario. E magari, chissà, potresti anche scoprire una passione per il diritto e l’economia!








