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- Solo una minoranza di enti ha ricevuto segnalazioni nel 2023.
- Nel 2011, dipendente INPS Crotone subì ritorsioni dopo segnalazione.
- Nel 2025 ANAC ha aderito a campagna europea per protezione.
Un’Arma a Doppio Taglio?
Whistleblowing: Un’Arma a Doppio Taglio?
L’efficacia ambivalente della normativa italiana sul whistleblowing
Nel contesto attuale, caratterizzato da una crescente enfasi sulla trasparenza e sulla lotta alla corruzione, il whistleblowing emerge come uno strumento cruciale. Tuttavia, l’efficacia della normativa italiana in materia si rivela un’arma a doppio taglio, con luci ed ombre che ne delineano un quadro complesso. Il decreto legislativo n. 24 del 10 marzo 2023, entrato in vigore il 30 marzo dello stesso anno, rappresenta un tentativo di adeguamento alla direttiva europea 2019/1937, con l’obiettivo di proteggere coloro che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e delle normative nazionali. Tale decreto estende le tutele ai segnalanti del settore privato, in particolare a quelle realtà che impiegano almeno cinquanta dipendenti o operano in settori considerati sensibili, come il mercato finanziario, la prevenzione del riciclaggio, la sicurezza dei trasporti e la salvaguardia dell’ambiente.
Tuttavia, nonostante questi progressi, permangono delle criticità. L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), pur svolgendo un ruolo centrale nella gestione delle segnalazioni e nella tutela dei segnalanti, si trova a dover affrontare sfide significative. Indagini recenti hanno evidenziato come molte amministrazioni pubbliche non abbiano ricevuto segnalazioni o abbiano interpretato in modo errato le interazioni con le normative speciali. La gestione delle segnalazioni anonime rimane una questione spinosa, con pratiche che oscillano tra l’archiviazione e il trattamento come segnalazioni ordinarie. La condivisione dei canali interni di segnalazione, sebbene prevista per realtà più piccole, non è ancora una pratica diffusa. Questo quadro suggerisce una sottoutilizzazione del whistleblowing e la persistenza di ostacoli sia culturali che pratici alla sua piena applicazione. Il monitoraggio di ANAC si concentra quindi sulla necessità di implementare procedure che incentivino la segnalazione e garantiscano la protezione del segnalante da eventuali ritorsioni.
Nel corso del 2023, infatti, è emerso che solo una minoranza di enti ha ricevuto segnalazioni da parte di dipendenti, collaboratori o consulenti. Questo dato sottolinea l’importanza di promuovere una cultura aziendale che incoraggi la segnalazione di illeciti, superando la paura di possibili conseguenze negative. La normativa, inoltre, prevede sanzioni per chi ostacola le segnalazioni o viola la riservatezza dell’identità del segnalante, ma la loro applicazione concreta risulta ancora limitata.
Le sfide riguardano anche l’effettiva protezione dei segnalanti da possibili ritorsioni. Sebbene la legge preveda la nullità degli atti discriminatori e la reintegrazione del lavoratore eventualmente licenziato a causa della segnalazione, la realtà dei fatti spesso si discosta da questa previsione. Molti whistleblowers si trovano ad affrontare procedimenti disciplinari, demansionamenti, trasferimenti e altre forme di vessazione, che rendono difficile la loro vita professionale e personale. È quindi fondamentale rafforzare i meccanismi di tutela e garantire un sostegno concreto ai segnalanti, anche attraverso un supporto psicologico e legale.

Casi emblematici e la fragilità della protezione
La storia italiana è costellata di casi di whistleblowing che si sono trasformati in veri e propri drammi personali, evidenziando le debolezze del sistema di protezione dei segnalanti. Queste vicende, spesso caratterizzate da lunghe battaglie legali e da un profondo senso di isolamento, mettono in luce la necessità di un intervento più efficace per garantire la sicurezza e la serenità di chi denuncia illeciti.
Un esempio significativo è il caso di una dipendente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) di Crotone, che nel 2011 segnalò presunte irregolarità nell’assunzione di una dirigente. Invece di ricevere protezione e sostegno, la dipendente si trovò ad affrontare una serie di ritorsioni, tra cui demansionamenti e procedimenti disciplinari. Questa vicenda, come molte altre, dimostra come le tutele previste dalla legge non siano sempre sufficienti a proteggere i whistleblowers dalle conseguenze delle loro azioni. La sua storia è un monito sulla difficoltà di far valere i propri diritti e sulla necessità di un sistema più efficace per contrastare le ritorsioni.
Altrettanto emblematico è il caso del carabiniere che denunciò colleghi corrotti. Anche in questo caso, la segnalazione degli illeciti non portò a un riconoscimento del suo coraggio, ma a trasferimenti e demansionamenti. Similmente, il dirigente sindacale che segnalò mega-stipendi si trovò ad affrontare un’ostilità diffusa e a subire conseguenze negative sulla sua carriera. Questi casi testimoniano le difficoltà che i segnalatori incontrano nel far valere i propri diritti e nel proteggersi dalle ritorsioni. Nel 2018 sono stati segnalati numerosi casi simili, sottolineando la persistenza di un problema che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Queste storie sollevano interrogativi sulla reale efficacia delle tutele previste dalla legge. Spesso, i whistleblowers si trovano a combattere contro un sistema che li isola e li penalizza, rendendo difficile la loro reintegrazione nel mondo del lavoro e compromettendo la loro serenità personale e professionale. La mancanza di un sostegno concreto e di una cultura aziendale che valorizzi la segnalazione di illeciti contribuisce a creare un clima di paura e di sfiducia, che scoraggia la denuncia di comportamenti scorretti. La gestione dei casi di whistleblowing richiede quindi un approccio più attento e sensibile, che tenga conto delle difficoltà incontrate dai segnalanti e che garantisca loro una protezione effettiva.
È fondamentale che le istituzioni si impegnino a proteggere i whistleblowers da ogni forma di ritorsione, garantendo loro il diritto di denunciare gli illeciti senza timore di conseguenze negative. Solo così si potrà creare un ambiente di lavoro più etico e trasparente, in cui la segnalazione di comportamenti scorretti sia vista come un atto di responsabilità civica e non come un tradimento.
Le proposte per un sistema di tutela più efficace
Per superare le criticità attuali e rendere il whistleblowing uno strumento realmente efficace, è necessario un intervento su diversi fronti, che coinvolga sia le istituzioni che le aziende. Le proposte per un sistema di tutela più efficace si concentrano su tre aspetti principali: il rafforzamento delle tutele per i segnalanti, il miglioramento della gestione delle segnalazioni anonime e la promozione di una cultura aziendale che valorizzi la segnalazione di illeciti.
Il rafforzamento delle tutele per i segnalanti passa attraverso una serie di misure concrete, che mirano a proteggerli da ogni forma di ritorsione. Una di queste è il trasferimento del segnalatore in un’altra unità lavorativa, per evitare contatti diretti con le persone coinvolte nell’illecito segnalato. Un’altra è l’affidamento della valutazione disciplinare a un organo collegiale esterno, per garantire un giudizio imparziale e oggettivo. È inoltre fondamentale garantire un sostegno psicologico e legale ai whistleblowers, per aiutarli ad affrontare le conseguenze delle loro azioni. Nel 2025, l’ANAC ha aderito a una campagna europea per promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei segnalanti, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nella lotta alla corruzione. L’adesione a questa campagna rappresenta un impegno concreto a sostenere i whistleblowers e a promuovere una cultura aziendale più etica e trasparente.
Il miglioramento della gestione delle segnalazioni anonime è un altro aspetto cruciale. È necessario incentivare l’uso di canali di segnalazione sicuri e garantire la riservatezza delle informazioni. Allo stesso tempo, è importante stabilire procedure chiare per la valutazione delle segnalazioni anonime, evitando di archiviarle automaticamente. Le segnalazioni anonime possono infatti contenere informazioni preziose, che altrimenti non verrebbero alla luce. La sfida è quindi quella di trovare un equilibrio tra la tutela della riservatezza e la necessità di verificare l’attendibilità delle informazioni.
La promozione di una cultura aziendale che valorizzi la segnalazione di illeciti è un obiettivo a lungo termine, che richiede un impegno costante da parte delle aziende e delle istituzioni. È necessario sensibilizzare i dipendenti e i datori di lavoro sull’importanza della segnalazione di illeciti, promuovendo una cultura della trasparenza e della responsabilità. Le aziende possono contribuire a creare un ambiente di lavoro più etico e trasparente, adottando codici di condotta chiari e prevedendo sanzioni per chi viola le regole. Allo stesso tempo, è fondamentale che le istituzioni si impegnino a sostenere le aziende che adottano politiche di whistleblowing e a sanzionare quelle che non le rispettano.
Per raggiungere questi obiettivi, è necessario un impegno congiunto da parte di tutti gli attori coinvolti. Le istituzioni devono rafforzare le tutele per i segnalanti e migliorare la gestione delle segnalazioni anonime. Le aziende devono promuovere una cultura aziendale che valorizzi la segnalazione di illeciti e adottare politiche di whistleblowing efficaci. I cittadini devono essere consapevoli dell’importanza del whistleblowing e sostenere chi denuncia gli illeciti. Solo così si potrà creare un sistema di tutela più efficace e contribuire a costruire una società più giusta e trasparente. Il whistleblowing, infatti, non è solo uno strumento per combattere la corruzione, ma anche un’opportunità per migliorare la qualità della vita democratica e per promuovere una cultura della legalità.
Prospettive future e ruolo chiave dell’etica
Guardando al futuro, il whistleblowing si conferma come un elemento imprescindibile per un’amministrazione pubblica e un settore privato improntati alla legalità e alla trasparenza. Tuttavia, è essenziale che la normativa continui ad evolversi per rispondere alle sfide emergenti e per garantire una protezione sempre più efficace dei segnalanti. Le prospettive future del whistleblowing sono strettamente legate alla promozione di una cultura dell’etica e della responsabilità, che incoraggi la segnalazione di illeciti e che valorizzi il ruolo dei whistleblowers come sentinelle della legalità.
Un aspetto fondamentale da considerare è l’armonizzazione della normativa a livello europeo. Sebbene la direttiva 2019/1937 abbia rappresentato un passo avanti significativo, permangono delle differenze tra i diversi paesi membri nell’implementazione delle tutele per i segnalanti. Un’armonizzazione più completa della normativa consentirebbe di garantire una protezione uniforme dei whistleblowers in tutta l’Unione Europea, facilitando la segnalazione di illeciti transfrontalieri e rafforzando la lotta alla corruzione a livello globale. Nel corso del 2026, si prevede un’intensificazione del dialogo tra i diversi paesi membri per individuare le migliori pratiche e per promuovere un’armonizzazione più efficace della normativa.
Un altro aspetto cruciale è l’innovazione tecnologica. Le nuove tecnologie possono offrire strumenti preziosi per garantire la riservatezza delle segnalazioni e per proteggere l’identità dei whistleblowers. L’utilizzo di piattaforme digitali sicure e crittografate, ad esempio, può consentire di segnalare gli illeciti in modo anonimo e di comunicare con le autorità competenti senza timore di essere scoperti. È quindi fondamentale investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie per il whistleblowing, per rendere questo strumento sempre più efficace e sicuro. L’intelligenza artificiale, ad esempio, potrebbe essere utilizzata per analizzare le segnalazioni e per individuare gli illeciti in modo più rapido ed efficiente.
Infine, è importante sottolineare il ruolo chiave dell’etica. Il whistleblowing non è solo una questione di legge, ma anche una questione di coscienza. È necessario promuovere una cultura dell’integrità e della responsabilità, che incoraggi i cittadini a segnalare gli illeciti e a difendere i valori della legalità e della giustizia. L’etica deve essere al centro della formazione dei dipendenti pubblici e dei manager aziendali, per sensibilizzarli sull’importanza del whistleblowing e per aiutarli a prendere decisioni giuste e responsabili. Il whistleblowing, infatti, è un atto di coraggio e di responsabilità civica, che merita di essere riconosciuto e valorizzato.
Per finire, vorrei parlarti in modo semplice, come farei con un amico. Il whistleblowing, in fondo, è come avere un faro in una notte buia: illumina le zone d’ombra e ci aiuta a navigare in acque più sicure. Ma per far sì che questo faro funzioni davvero, abbiamo bisogno di una legge che lo protegga dalle tempeste e di una società che ne comprenda l’importanza.
Dal punto di vista legale, una nozione base da tenere a mente è che il whistleblowing è strettamente legato al diritto alla libertà di espressione, sancito dall’articolo 21 della Costituzione italiana. Questo diritto, tuttavia, non è illimitato e deve essere bilanciato con altri interessi costituzionalmente protetti, come il diritto alla riservatezza e il diritto alla reputazione.
Una nozione più avanzata riguarda invece la responsabilità degli enti e delle aziende nell’implementare sistemi di compliance efficaci, che non solo prevedano canali di segnalazione sicuri e riservati, ma che anche promuovano una cultura aziendale improntata all’etica e alla trasparenza. Questo implica un impegno costante nella formazione del personale, nella definizione di codici di condotta chiari e nella creazione di meccanismi di controllo interni che prevengano e contrastino i comportamenti illeciti.
Ti invito a riflettere su quanto il whistleblowing possa essere un motore di cambiamento positivo nella nostra società. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può contribuire a creare un ambiente più trasparente e responsabile, segnalando gli illeciti di cui viene a conoscenza e sostenendo chi ha il coraggio di farlo. Ricorda, il silenzio è spesso complice dell’ingiustizia, mentre la denuncia può essere il primo passo verso un futuro migliore.








