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- Professionisti: consulenza distorta, pianificazione fiscale aggressiva, bilanci falsi.
- D. Lgs. 231/01: criticità nell'accertamento responsabilità enti a 20 anni.
- Sanzioni pecuniarie insufficienti, OdV debole: serve ripensamento del sistema 231.
Nel complesso scenario della criminalità d’impresa, emerge con crescente urgenza la necessità di analizzare il ruolo dei professionisti, spesso figure silenziose ma determinanti, e le debolezze intrinseche al sistema di responsabilità degli enti previsto dal D. Lgs. 231/01. Questo articolo, ispirato da un convegno tenutosi a Palermo, si propone di far luce su queste dinamiche, svelando come avvocati, commercialisti e consulenti possano, consapevolmente o meno, facilitare la commissione di reati economici, e come i Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) possano rivelarsi strumenti inefficaci se non adeguatamente implementati e monitorati.
Il ruolo ambiguo dei professionisti: tra consulenza e complicità
Avvocati, commercialisti e consulenti rappresentano figure chiave nel mondo degli affari, depositari di competenze tecniche e conoscenze specialistiche indispensabili per la gestione e lo sviluppo delle imprese. Tuttavia, il loro ruolo può assumere una connotazione ambigua quando, anziché agire nel rispetto della legalità e dell’etica professionale, si pongono al servizio di interessi illeciti, agevolando o addirittura orchestrando operazioni di criminalità d’impresa. La gamma di comportamenti potenzialmente problematici è ampia e variegata.
Si va dalla consulenza legale che interpreta le normative in modo distorto, al fine di aggirare vincoli e divieti, alla pianificazione fiscale aggressiva, che mira a ridurre al minimo il carico tributario attraverso schemi elusivi e talvolta fraudolenti. In alcuni casi, i professionisti possono fornire assistenza nella costituzione di società offshore o nell’utilizzo di strumenti finanziari opachi per occultare patrimoni illeciti o riciclare denaro sporco. Altre volte, possono essere coinvolti nella redazione di bilanci falsi o nella manipolazione di dati contabili per nascondere perdite, gonfiare profitti o frodare creditori e investitori.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda il ruolo dei revisori contabili, chiamati a certificare la veridicità dei bilanci e a vigilare sulla corretta gestione delle imprese. Qualora i revisori, per negligenza o collusione, omettano di segnalare irregolarità o anomalie contabili, possono rendersi complici di frodi e altri reati economici. Come evidenziato da un documento della Fondazione nazionale dei commercialisti, “la centralità del economico – giuridico” rende i professionisti figure imprescindibili per l’implementazione di sistemi di risk management e compliance aziendale, ma al tempo stesso sottolinea il rischio che le loro competenze possano essere utilizzate in modo improprio.
È importante sottolineare che non sempre il coinvolgimento dei professionisti nella criminalità d’impresa è intenzionale e consapevole. In alcuni casi, possono agire in buona fede, fidandosi delle informazioni fornite dai propri clienti e senza rendersi conto di essere coinvolti in operazioni illecite. Tuttavia, anche in queste situazioni, è fondamentale che i professionisti adottino un atteggiamento di massima diligenza e prudenza, verificando attentamente la veridicità delle informazioni e segnalando eventuali anomalie o sospetti. L’omissione di tali verifiche può configurare una responsabilità professionale, se non addirittura penale.

La crescente complessità delle normative e delle operazioni finanziarie rende sempre più difficile distinguere tra comportamenti leciti e illeciti, aumentando il rischio di coinvolgimento involontario dei professionisti nella criminalità d’impresa. Per questo motivo, è essenziale promuovere la formazione e l’aggiornamento professionale, nonché l’adozione di codici di condotta che definiscano chiaramente i doveri e le responsabilità dei professionisti in materia di prevenzione e contrasto della criminalità economica. Solo in questo modo sarà possibile arginare il fenomeno e tutelare l’integrità del sistema economico.
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Le criticità del modello 231: un sistema di responsabilità sotto esame
Il D. Lgs. 231/01, che ha introdotto in Italia la responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio da soggetti apicali o sottoposti, rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare la criminalità d’impresa. Tuttavia, a più di vent’anni dalla sua entrata in vigore, il sistema presenta ancora diverse criticità che ne limitano l’efficacia. Il decreto stabilisce che le aziende possono essere ritenute responsabili per determinati reati, qualora questi siano stati commessi a causa di lacune organizzative o di una inadeguata vigilanza. L’adozione di Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) è considerata una potenziale esimente, ma la realtà dei fatti dimostra che spesso questi modelli si rivelano mere formalità, incapaci di prevenire la commissione di illeciti.
Una delle principali critiche al sistema 231 riguarda la difficoltà di accertare la responsabilità degli enti. Spesso, le indagini si concentrano sugli autori materiali dei reati, trascurando di approfondire il ruolo dell’organizzazione e le eventuali carenze nei sistemi di controllo interno. Inoltre, la prova del “vantaggio” o dell'”interesse” dell’ente derivante dalla commissione del reato può risultare particolarmente complessa, soprattutto in caso di reati colposi o di illeciti commessi a vantaggio di terzi.
Un altro problema riguarda l’efficacia delle sanzioni previste dal D. Lgs. 231/01. Le sanzioni pecuniarie, pur potendo raggiungere importi elevati, spesso si rivelano insufficienti a dissuadere le grandi imprese dal commettere reati, soprattutto se i benefici derivanti dall’illecito sono superiori ai costi della sanzione. Le sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione dell’attività, possono avere un impatto maggiore, ma la loro applicazione è spesso subordinata alla sussistenza di condizioni particolarmente stringenti, rendendole di fatto poco utilizzate.
Infine, è necessario considerare il ruolo dell’Organismo di Vigilanza (OdV), l’organo interno all’ente preposto a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del MOG e a curarne l’aggiornamento. L’efficacia dell’OdV dipende dalla sua autonomia, indipendenza e competenza, nonché dalla sua capacità di interagire con i vertici aziendali e di segnalare eventuali anomalie o violazioni. Tuttavia, in molti casi, l’OdV si rivela un organo debole e marginalizzato, privo delle risorse e dei poteri necessari per svolgere adeguatamente il proprio compito.
Le direttive di settore indicano che l’integrazione di principi etici rilevanti per la prevenzione dei crimini costituisce un pilastro essenziale del sistema di controllo preventivo. Il codice etico, in quanto documento ufficiale dell’organizzazione, delinea l’insieme di diritti, doveri e responsabilità che l’ente ha nei confronti dei propri stakeholders (portatori d’interesse), tra cui dipendenti, fornitori, clienti, pubblica amministrazione, azionisti e mercato finanziario. La sua finalità è raccomandare, promuovere o proibire specifici comportamenti, andando oltre e indipendentemente dalle disposizioni normative. La responsabilità di sovrintendere all’applicazione e al rispetto del codice etico, di assicurarne la diffusione e l’aggiornamento, ricade sull’organismo di vigilanza. Tutto ciò è vanificato se il suo ruolo non è considerato di primaria importanza.
Per superare queste criticità, è necessario un ripensamento complessivo del sistema 231, che tenga conto delle nuove sfide poste dalla criminalità d’impresa e delle esigenze di una maggiore efficacia preventiva e sanzionatoria. Ciò implica un rafforzamento dei controlli interni, una maggiore responsabilizzazione dei vertici aziendali, una maggiore attenzione alla formazione e all’etica professionale, nonché un potenziamento dei poteri e delle risorse dell’OdV. Solo in questo modo sarà possibile trasformare il sistema 231 in uno strumento realmente efficace per contrastare la criminalità d’impresa e tutelare l’integrità del sistema economico.
Verso un approccio integrato: prevenzione, controllo e responsabilità
Contrastare la criminalità d’impresa richiede un approccio olistico che integri prevenzione, controllo e responsabilità, coinvolgendo tutti gli attori del sistema economico e giuridico. Non è sufficiente affidarsi esclusivamente alla repressione penale o all’adozione formale di modelli di compliance. È necessario promuovere una cultura della legalità e dell’etica professionale, rafforzare i controlli interni, responsabilizzare i professionisti e incentivare la collaborazione tra pubblico e privato.
Sul fronte della prevenzione, è fondamentale investire nella formazione e nell’educazione alla legalità, sensibilizzando i dipendenti e i collaboratori delle imprese sull’importanza del rispetto delle regole e dei valori etici. È necessario creare un ambiente in cui la segnalazione di illeciti sia incoraggiata e protetta, garantendo l’anonimato dei segnalanti e prevenendo ritorsioni e discriminazioni. Le aziende devono dotarsi di codici etici chiari e trasparenti, che definiscano i principi e i valori che guidano l’azione dell’impresa e che siano vincolanti per tutti i dipendenti e collaboratori. E’ basilare che ci sia un coinvolgimento ad ampio spettro nel perseguire un obiettivo etico, di trasparenza e legalità, anche a costo di rinunciare a operazioni che si rivelino lucrative, ma non etiche.
Per quanto riguarda il controllo, è necessario rafforzare i sistemi di controllo interno, implementando procedure di verifica e monitoraggio più efficaci e trasparenti. È fondamentale garantire l’indipendenza e l’autonomia degli organi di controllo, dotandoli delle risorse e dei poteri necessari per svolgere adeguatamente il proprio compito. Le aziende devono adottare sistemi di whistleblowing che consentano ai dipendenti e ai collaboratori di segnalare anonimamente eventuali illeciti o irregolarità. L’OdV deve essere potenziato e deve avere la possibilità di far valere i suoi rilievi, senza timore di ritorsioni.
In termini di responsabilità, è necessario rafforzare il sistema sanzionatorio previsto dal D. Lgs. 231/01, prevedendo sanzioni più efficaci e dissuasive, che tengano conto della gravità del reato e delle dimensioni dell’impresa. È fondamentale semplificare le procedure di accertamento della responsabilità degli enti, rendendo più agevole la prova del “vantaggio” o dell'”interesse” derivante dalla commissione del reato. È necessario responsabilizzare i vertici aziendali, prevedendo sanzioni personali per i manager che si rendono responsabili di illeciti o che omettono di vigilare sul rispetto delle regole. Occorre incentivare la collaborazione tra pubblico e privato, favorendo lo scambio di informazioni e la segnalazione di attività sospette. Le aziende devono essere incentivate a denunciare spontaneamente eventuali illeciti, beneficiando di una riduzione delle sanzioni in caso di collaborazione con le autorità competenti.
Solo attraverso un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori del sistema economico e giuridico sarà possibile contrastare efficacemente la criminalità d’impresa e tutelare l’integrità del sistema economico. È necessario un cambio di mentalità, che promuova una cultura della legalità e dell’etica professionale, in cui il rispetto delle regole sia considerato un valore fondamentale e un fattore di successo per le imprese.
Un orizzonte di legalità: la sfida per un’economia virtuosa
La lotta alla criminalità d’impresa non è solo una questione di repressione e sanzioni, ma una sfida culturale e sociale che coinvolge l’intera comunità. È necessario promuovere un’economia virtuosa, basata sulla legalità, l’etica e la responsabilità sociale, in cui le imprese competano lealmente e contribuiscano al benessere collettivo. Questo richiede un impegno costante da parte di tutti gli attori del sistema economico e giuridico, dalle istituzioni pubbliche alle imprese private, dai professionisti ai cittadini. Le istituzioni pubbliche devono svolgere un ruolo attivo nella promozione della legalità, semplificando le normative, rafforzando i controlli e garantendo la trasparenza delle procedure amministrative. Le imprese devono adottare modelli di gestione responsabili, basati sulla trasparenza, l’etica e il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei consumatori. I professionisti devono svolgere un ruolo di consulenza e di garanzia della legalità, aiutando le imprese a rispettare le regole e a prevenire la commissione di illeciti. I cittadini devono essere consapevoli dei propri diritti e doveri, segnalando eventuali illeciti e premiando le imprese che si distinguono per il loro impegno a favore della legalità.
Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile costruire un’economia più giusta, equa e sostenibile, in cui la criminalità d’impresa non trovi spazio e in cui il rispetto delle regole sia considerato un valore imprescindibile.
Parlando di responsabilità degli enti, ti spiego in modo semplice cosa si intende per culpa in vigilando. In sostanza, significa che un’azienda può essere ritenuta responsabile se non ha vigilato adeguatamente sull’operato dei propri dipendenti, permettendo così la commissione di reati. In termini legali avanzati, questa nozione si collega al principio di effettività dei Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG). Non basta adottare un MOG, bisogna anche dimostrare di averlo applicato concretamente e di aver vigilato sulla sua osservanza, altrimenti l’azienda non potrà essere esente da responsabilità.
Questo ci porta a riflettere sull’importanza di non considerare la legge solo come un insieme di norme da rispettare formalmente, ma come un’opportunità per costruire un mondo più giusto e trasparente, dove l’etica e la responsabilità siano i pilastri di ogni attività economica.








