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- Michele Lo Bianco condannato a 4 anni e 6 mesi per stalking.
- Direttiva UE 2024/1385 riconosce il cyberstalking come reato autonomo.
- L'articolo 612-bis del Codice Penale punisce gli atti persecutori.
L’eco di una sentenza emessa dal tribunale di Vibo Valentia il 4 febbraio 2026 risuona come un campanello d’allarme nell’evoluzione del diritto penale moderno. Michele Lo Bianco, un uomo di 50 anni del vibonese soprannominato “Satizzu”, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per atti persecutori nei confronti della sua ex compagna, Concetta Iulio, e del nuovo partner di quest’ultima, Nino Forni. La condanna è arrivata a seguito di minacce di morte, ritrovamenti inquietanti come cartucce e teste di volatili presso le abitazioni delle vittime, e reiterate molestie telefoniche. Questo caso, purtroppo, non è un evento isolato, ma piuttosto un sintomo di un problema più ampio che si manifesta con l’avvento e la diffusione delle tecnologie digitali: lo stalking 2.0.
Il tribunale ha ascoltato le argomentazioni degli avvocati Luigi La Scala e Domenico Francica, costituiti parte civile per Nino Forni, e dell’avvocato Vincenzo Brosio, che rappresentava Concetta Iulio. La pena, decisamente superiore rispetto ai due anni richiesti dal pubblico ministero, sottolinea la gravità della condotta e l’importanza di tutelare le vittime di tali reati. Il risarcimento alle parti civili sarà quantificato in una successiva fase processuale. È alquanto rilevante osservare che, pochi giorni prima di questa sentenza, Michele Lo Bianco era stato prosciolto dal tribunale di Cassino da accuse simili di atti persecutori verso un’altra donna, in virtù della ritirata querela da parte di quest’ultima.
Questo episodio calabrese funge da punto di partenza per un’analisi più ampia delle nuove frontiere del reato di stalking, un reato che si è evoluto di pari passo con le tecnologie digitali, trasformandosi in cyberstalking. L’anonimato offerto dalla rete e la facilità di comunicazione amplificano le dinamiche di molestia e rendono più complessa la tutela delle vittime. I social media, le app di messaggistica, le email, strumenti di comunicazione quotidiana, possono diventare strumenti di persecuzione. È imperativo, dunque, comprendere come queste nuove tecnologie abbiano modificato le dinamiche di molestia e quali sono le sfide per la tutela legale delle vittime nell’era digitale.
La pervasività della tecnologia nella vita quotidiana ha reso lo stalking un fenomeno più insidioso e difficile da contrastare. La capacità di monitorare, controllare e molestare una persona attraverso i dispositivi digitali ha aperto nuove strade per i persecutori, rendendo le vittime ancora più vulnerabili. Il cyberstalking non è solo una questione di messaggi minacciosi o commenti offensivi; è un insieme di comportamenti che mirano a creare un clima di paura e ansia nella vittima, limitandone la libertà e compromettendone la qualità della vita. Questo reato si manifesta in svariate modalità, dall’invio incessante di messaggi molesti al monitoraggio costante delle attività online della vittima, fino alla diffusione non autorizzata di informazioni private e immagini intime, condotte che possono avere conseguenze devastanti sulla psiche e sulla vita sociale della persona perseguitata. Per questo, la sentenza del tribunale di Vibo Valentia assume un significato cruciale: essa rappresenta un punto di partenza per una riflessione più approfondita sulle nuove sfide poste dal cyberstalking e sulla necessità di adeguare gli strumenti giuridici per tutelare efficacemente le vittime.
Le molteplici forme del cyberstalking
Il cyberstalking si manifesta attraverso una varietà di condotte, spesso subdole e difficili da individuare, che sfruttano le vulnerabilità offerte dal mondo digitale. Una delle forme più comuni è rappresentata dalle molestie online, che consistono nell’invio di messaggi minacciosi, insistenti, offensivi o denigratori attraverso email, social media o app di messaggistica. Questi messaggi possono avere un contenuto esplicito o implicito, ma il loro scopo è sempre quello di intimidire, spaventare e umiliare la vittima. Un’altra forma di cyberstalking è il cosiddetto pedinamento virtuale, che consiste nel controllo ossessivo dei profili social della vittima, nell’utilizzo di app di localizzazione (stalkerware) per monitorarne gli spostamenti e nella raccolta di informazioni personali attraverso la navigazione online. Questo tipo di condotta mira a creare nella vittima la sensazione di essere costantemente osservata e controllata, generando un forte stato di ansia e paranoia.
Un’altra forma particolarmente grave di cyberstalking è la diffusione non autorizzata di informazioni private, che può consistere nella pubblicazione di dati personali (doxing), immagini intime (revenge porn) o documenti riservati senza il consenso della vittima. Questo tipo di condotta viola la privacy della vittima e può causare danni irreparabili alla sua reputazione e alla sua vita sociale. Il furto d’identità è un’ulteriore forma di cyberstalking, che consiste nella creazione di profili falsi a nome della vittima per diffamarla, screditarla o compiere azioni illecite. Questa condotta può essere realizzata anche attraverso il catfishing, ovvero la creazione e l’utilizzo di identità fittizie o fraudolente online, spesso con lo scopo di manipolare la vittima e ottenere vantaggi indebiti. In tutti questi casi, l’obiettivo del cyberstalker è quello di esercitare un controllo psicologico sulla vittima, minandone la sua autostima, la sua sicurezza e la sua libertà.
Le conseguenze del cyberstalking possono essere devastanti per la vittima, che può sviluppare disturbi d’ansia, depressione, attacchi di panico, insonnia e altri problemi di salute mentale. La vittima può anche isolarsi socialmente, rinunciare alle proprie attività e cambiare le proprie abitudini per evitare il contatto con il persecutore. In alcuni casi, il cyberstalking può sfociare in violenze fisiche o addirittura in omicidio. È fondamentale, quindi, riconoscere i segnali del cyberstalking e agire tempestivamente per proteggere la vittima e denunciare il persecutore. La prevenzione e la sensibilizzazione sono strumenti essenziali per contrastare questo fenomeno e promuovere un uso consapevole e responsabile delle tecnologie digitali.
Va sottolineato come le nuove tecnologie abbiano contribuito a rendere più complessa la distinzione tra un semplice fastidio e una vera e propria condotta persecutoria. La facilità di comunicazione e la pervasività dei social media possono portare a comportamenti che, pur non essendo esplicitamente minacciosi, generano nella vittima un senso di disagio e di oppressione. È importante, quindi, valutare attentamente il contesto e la frequenza dei messaggi e dei contatti, nonché l’impatto psicologico che questi hanno sulla vittima. La giurisprudenza, in questo senso, è chiamata a interpretare le norme esistenti alla luce delle nuove realtà digitali, tenendo conto della specificità del cyberstalking e della necessità di tutelare efficacemente le vittime di questo reato. Il caso di Vibo Valentia, in questo contesto, rappresenta un importante precedente, in quanto dimostra come anche condotte non strettamente legate all’utilizzo di tecnologie digitali possano configurare il reato di stalking, soprattutto quando queste condotte si inseriscono in un quadro più ampio di molestie e minacce.
- 💪 Finalmente una sentenza che fa giustizia contro lo stalking......
- 🤔 Mi chiedo, la pena è proporzionata al danno subito......
- 🌐 Ma se lo stalking online fosse una forma di controllo sociale...?...
Le sfide legali e la risposta europea
La natura elusiva del cyberstalking presenta sfide significative per il sistema legale. Uno dei principali ostacoli è l’identificazione del persecutore, che spesso si cela dietro profili anonimi o utilizza identità false. Questa difficoltà ostacola le indagini e rende più complesso perseguire penalmente i responsabili. Inoltre, la legislazione italiana, fino a tempi recenti, non contemplava una specifica fattispecie di reato per il cyberstalking, rendendo difficile l’applicazione delle norme esistenti. L’articolo 612-bis del Codice Penale, introdotto nel 2009, punisce gli atti persecutori, ma la sua applicazione al contesto digitale è spesso problematica, in quanto richiede la prova di un perdurante stato di ansia o di un fondato timore per la propria incolumità da parte della vittima, elementi non sempre facili da dimostrare in presenza di condotte online. L’aggravante specifica, introdotta nel 2013, per il reato di stalking commesso “per via informatica o telematica” rappresenta un passo avanti, ma non risolve completamente il problema.
La Direttiva UE 2024/1385 rappresenta una svolta fondamentale in questo ambito. Questa direttiva, infatti, impone agli Stati membri di riconoscere il cyberstalking come reato autonomo e di adottare misure specifiche per contrastarlo. La direttiva mira a uniformare le legislazioni penali degli Stati membri in materia di cybercriminalità, definendo norme comuni in materia di sanzioni, circostanze aggravanti, giurisdizione e termini di prescrizione. Inoltre, la direttiva stabilisce che gli Stati membri debbano assicurare alle vittime pieno accesso alla giustizia, la possibilità di richiedere un risarcimento e l’opportunità di avvalersi di servizi di supporto gratuiti e centri di aiuto.
L’importanza delle prove digitali nei processi per cyberstalking è un altro aspetto cruciale da considerare. Screenshot di messaggi, email, post sui social media, registrazioni di chiamate possono essere elementi determinanti per dimostrare la condotta persecutoria. Tuttavia, la semplice presentazione di screenshot o stampe di chat potrebbe non essere sufficiente. Per elevare un indizio digitale a prova inoppugnabile e garantirne il pieno valore processuale, è necessario ricorrere alle tecniche di Digital Forensics, che consentono di accertare l’autenticità, l’integrità e la provenienza dei dati digitali. La Digital Forensics è una disciplina scientifica che si avvale di strumenti e metodologie specifiche per l’acquisizione, la conservazione, l’analisi e la presentazione delle prove digitali in un contesto giudiziario. Il ricorso a esperti di Digital Forensics è, quindi, fondamentale per garantire che le prove digitali siano ammesse in giudizio e che abbiano un peso probatorio significativo.
La prevenzione e la sensibilizzazione sono strumenti essenziali per contrastare il cyberstalking. Informare i cittadini sui rischi del cyberstalking, educare a un uso consapevole dei social media e promuovere comportamenti responsabili online sono passi fondamentali per contrastare questo fenomeno. L’iniziativa legislativa europea pone l’accento sull’indispensabilità di campagne di sensibilizzazione rivolte alla collettività, con un focus particolare sui giovani, al fine di istruire sui pericoli del cyberstalking e incoraggiare un impiego prudente e responsabile delle tecnologie digitali. La sensibilizzazione deve coinvolgere anche le forze dell’ordine, il personale giudiziario e gli operatori dei servizi di supporto alle vittime, che devono essere adeguatamente formati sulle specificità del cyberstalking e sulle modalità per fornire un’assistenza efficace e sensibile alle esigenze delle vittime.

Verso un approccio multidisciplinare
Affrontare l’evoluzione del reato di stalking nell’era digitale richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga diversi attori sociali. Legislatori, forze dell’ordine, esperti di sicurezza informatica, psicologi e avvocati devono collaborare per sviluppare strategie efficaci di prevenzione, repressione e tutela delle vittime. I legislatori devono aggiornare le leggi esistenti per tenere conto delle nuove forme di cyberstalking e garantire che le vittime abbiano accesso a strumenti giuridici adeguati per proteggersi. Le forze dell’ordine devono essere formate per indagare sui casi di cyberstalking e raccogliere prove digitali valide in giudizio. Gli esperti di sicurezza informatica possono fornire consulenza tecnica alle vittime per proteggere i propri dispositivi e account online e per individuare eventuali software spia o attività sospette. Gli psicologi possono offrire supporto emotivo e psicologico alle vittime, aiutandole a superare il trauma e a recuperare la propria autostima. Gli avvocati possono fornire assistenza legale alle vittime, rappresentandole in giudizio e garantendo che i loro diritti siano tutelati.
La collaborazione tra questi diversi professionisti è essenziale per creare una rete di protezione efficace intorno alla vittima e per garantire che il cyberstalking sia affrontato in modo olistico e completo. È importante, inoltre, promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie per contrastare il cyberstalking, come software di rilevamento di stalkerware, strumenti di analisi del linguaggio per individuare messaggi minacciosi o molesti e sistemi di autenticazione avanzata per proteggere gli account online. La lotta contro il cyberstalking richiede un impegno costante e coordinato da parte di tutti gli attori sociali, al fine di garantire che le vittime siano adeguatamente protette e che i persecutori siano puniti per le loro azioni.
Le istituzioni scolastiche e le associazioni del terzo settore possono svolgere un ruolo importante nella sensibilizzazione dei giovani sui rischi del cyberstalking e nella promozione di comportamenti responsabili online. È fondamentale educare i giovani sull’importanza del rispetto della privacy altrui, sulla necessità di proteggere i propri dati personali e sulla consapevolezza delle conseguenze negative che il cyberstalking può avere sulla vita delle vittime. Le campagne di sensibilizzazione devono essere rivolte anche ai genitori, ai docenti e agli educatori, al fine di fornire loro gli strumenti necessari per individuare eventuali segnali di cyberstalking e per intervenire tempestivamente per proteggere i minori. La collaborazione tra le istituzioni scolastiche, le associazioni del terzo settore e le forze dell’ordine può contribuire a creare un ambiente online più sicuro e protetto per tutti.
Infine, è importante sottolineare che la lotta contro il cyberstalking non è solo una questione legale o tecnologica, ma anche culturale. È necessario promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza di genere, al fine di contrastare gli stereotipi e i pregiudizi che alimentano la violenza online e offline. La sensibilizzazione sulla parità di genere, la promozione di modelli positivi di comportamento e la condanna di ogni forma di discriminazione e di violenza sono elementi essenziali per creare una società più giusta e inclusiva, in cui il cyberstalking non trovi terreno fertile per svilupparsi.
Riflessioni conclusive: tra diritto e consapevolezza
Il reato di stalking, amplificato dalle dinamiche del mondo digitale, ci pone di fronte a una sfida complessa e multidimensionale. Non si tratta solo di applicare leggi e punire i colpevoli, ma di comprendere a fondo le radici del problema e di promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità. La vicenda di Vibo Valentia, pur nella sua specificità, è un monito a non sottovalutare le conseguenze di comportamenti persecutori, che possono avere un impatto devastante sulla vita delle vittime. La Direttiva UE 2024/1385 rappresenta un passo avanti importante, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità degli Stati membri di tradurla in azioni concrete e di adattare le proprie legislazioni alle nuove sfide poste dal cyberstalking.
Amici, riflettiamo un attimo insieme. Conoscete la differenza tra diffamazione e stalking? La diffamazione attacca l’onore e la reputazione di una persona, mentre lo stalking è una condotta reiterata che crea ansia e paura. E una nozione avanzata? Considerate il “reato di opinione” nel contesto del cyberstalking: quando un’opinione online diventa un’arma di persecuzione? Ricordate che ogni nostra azione online ha un impatto reale. Cerchiamo di essere consapevoli e responsabili, perché dietro uno schermo ci sono sempre persone con emozioni e sentimenti.
La legge, in fondo, è uno strumento per proteggere la nostra libertà e la nostra dignità. Ma la legge da sola non basta. Serve una consapevolezza diffusa, un’educazione al rispetto e una cultura che condanni ogni forma di violenza, sia essa fisica o virtuale. Solo così potremo costruire una società più giusta e sicura per tutti.








