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- Cassazione esamina il ricorso il 18 novembre, udienza a porte chiuse.
- Nuovi accertamenti peritali dall'8 settembre per 120 giorni.
- Perizie discordanti: soffocamento accidentale vs. asfissia per aggressione.
- Telecamera bici di Visintin: percorso dalle 12:16 alle 13:33.
## La Cassazione Decide sulla Perizia Contestata
Il complesso caso della scomparsa e del ritrovamento di Liliana Resinovich, avvenuto tra il dicembre 2021 e il gennaio 2022 a Trieste, continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. La vicenda, caratterizzata da numerosi punti oscuri e contraddizioni, vede ora un nuovo capitolo con l’intervento della Corte di Cassazione. L’alta corte dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla difesa di Sebastiano Visintin, marito della Resinovich e unico indagato, in merito all’esclusione di una perizia medico-legale dall’incidente probatorio. Questa decisione, presa in precedenza dal giudice per le indagini preliminari (GIP) Flavia Mangiante, è stata contestata dai legali di Visintin, aprendo un nuovo fronte nella battaglia legale.
L’Udienza in Cassazione e i Nuovi Accertamenti Peritali
La Prima sezione della Cassazione ha fissato per il 18 novembre l’udienza in cui verrà esaminato il ricorso. Il procedimento si svolgerà a porte chiuse, in una sessione “non partecipata” che preclude la presenza sia del Procuratore generale che dei legali. Nel frattempo, è stato disposto un nuovo ciclo di accertamenti peritali sui reperti legati al caso. A partire dall’8 settembre, presso l’Istituto di Medicina Legale di Ancona, un collegio di periti composto da Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi analizzerà i reperti già esaminati in precedenza, oltre a quelli sequestrati di recente nell’abitazione di Sebastiano Visintin. L’obiettivo primario di queste analisi è rintracciare qualsiasi tipo di segno, impronta o dettaglio commerciale su vari oggetti, tra cui i lacci rinvenuti attorno al collo della vittima e quello che univa le chiavi, un monile, i vestiti e i guanti sottratti all’indagato, e le calzature di Liliana. I periti avranno a disposizione 120 giorni per completare il loro lavoro.

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Le Ragioni del Ricorso e le Divergenze tra le Perizie
La difesa di Visintin ha motivato il ricorso evidenziando “discrasie scientifiche gravi” tra le due perizie medico-legali finora depositate. La prima perizia, opera di Fulvio Costantinides e Fabio Cavalli, aveva suggerito un decesso accidentale per soffocamento causato da un sacchetto di plastica, escludendo l’intervento di terzi. La seconda valutazione peritale, condotta dal team capeggiato da Cristina Cattaneo, propende invece per l’ipotesi di omicidio, suggerendo che Liliana sia stata asfissiata in seguito a un’aggressione. Proprio per dirimere queste divergenze, i legali di Visintin hanno richiesto un terzo parere “super partes” che possa fare chiarezza sulle cause del decesso.
Ulteriori Indagini e Verifiche Tecniche
Parallelamente, sono state condotte ulteriori indagini per cercare di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Liliana Resinovich. Il GIP ha richiesto un esame comparativo tra l’impronta guantata rinvenuta su uno dei sacchi neri in cui era avvolto il cadavere e i guanti utilizzati dagli operatori. Le analisi del Gabinetto interregionale del Triveneto di polizia scientifica di Padova hanno tuttavia escluso la compatibilità tra la trama del guanto e quella presente sul sacco. È stata inoltre esaminata la videocamera sportiva che Visintin aveva installato sulla sua bicicletta. La telecamera ha ripreso il percorso fatto dall’uomo il giorno della scomparsa della moglie, dalle 12:16 alle 13:33, senza evidenziare elementi di rilievo. Secondo il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale del Friuli Venezia Giulia, le coordinate GPS dei video sono coerenti con le immagini riprese e con le dichiarazioni rese da Visintin.
Verso la Verità: Un Caso Ancora Aperto
Il caso di Liliana Resinovich rimane un intricato enigma, un mosaico di indizi e contraddizioni che ancora non trova una sua compiuta composizione. L’intervento della Cassazione rappresenta un momento cruciale, un’occasione per fare luce su aspetti ancora oscuri e per garantire un processo equo e trasparente. La decisione della Suprema Corte potrebbe avere un impatto significativo sul futuro dell’indagine, aprendo nuove prospettive o confermando le scelte investigative finora compiute. La verità sulla morte di Liliana Resinovich è ancora lontana, ma la ricerca non si ferma.
Amici lettori, in un caso come questo, dove la linea tra incidente e omicidio è così sottile, il diritto penale ci ricorda un principio fondamentale: l’onere della prova grava sempre sull’accusa. Questo significa che spetta alla Procura dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza dell’indagato. Una nozione legale più avanzata che si applica qui è quella del “fumus commissi delicti”, ovvero la necessità di indizi gravi, precisi e concordanti per poter sostenere un’accusa in giudizio. Riflettiamo: in un sistema che si fonda sulla presunzione di innocenza, quanto è difficile bilanciare la ricerca della verità con la tutela dei diritti individuali?