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- Cecilia De Astis, 71 anni, muore investita da auto rubata.
- Quattro adolescenti tra gli 11 e i 13 anni fermati per l'omicidio.
- Chiusi 24 campi nomadi a Milano tra il 2013 e il 2024.
L’11 agosto 2025, un evento funesto ha funestato Milano: Cecilia De Astis, una settantunenne, è morta dopo essere stata investita da una vettura sottratta, condotta da quattro adolescenti di età tra gli undici e i tredici anni. L’accaduto, verificatosi nel quartiere Gratosoglio, ha scatenato un’ondata di reazioni politiche e sociali, evidenziando le tensioni esistenti sulla gestione degli insediamenti nomadi e le strategie di integrazione.
La dinamica dell’incidente e le indagini
Poco prima di mezzogiorno, Cecilia De Astis, di ritorno dal suo impegno di volontariato presso la Casa della Solidarietà, è stata travolta da una Citroën DS4 bianca. I testimoni hanno riferito di aver visto quattro giovani fuggire a piedi dopo l’impatto, dirigendosi verso un vicino campo nomadi. Le indagini della Polizia Locale hanno rapidamente portato all’identificazione e al fermo dei quattro minorenni, tutti di origine bosniaca e residenti nel campo nomadi. L’auto, risultata rubata a un turista francese, ha aggiunto un ulteriore elemento di gravità alla vicenda. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso, anche se, data la giovane età dei responsabili, la competenza potrebbe passare alla Procura dei Minorenni.

- Una tragedia simile non deve ripetersi... 😔...
- Sgomberare i campi nomadi non è la soluzione... 😠...
- E se invece di puntare il dito... 🤔...
Reazioni politiche e sociali
La tragedia ha immediatamente acceso il dibattito politico. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha espresso la sua indignazione sui social media, chiedendo lo sgombero e la demolizione del campo nomadi, definendolo un “covo di furti e violenze”. La sua reazione ha suscitato polemiche, con accuse di strumentalizzazione politica da parte del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha definito “vergognoso speculare” sulla morte di una persona. Altre figure del centrodestra, come Roberto Vannacci e Simone Orlandi, hanno criticato le politiche di integrazione del Comune di Milano, chiedendo lo sgombero immediato di tutti gli accampamenti abusivi. Il Partito Democratico, attraverso il consigliere Michele Valtorta, ha replicato, sottolineando che il campo nomadi in questione era stato aperto durante le giunte di centrodestra e che la sicurezza del quartiere è compromessa anche dalla gestione di Aler, controllata dalla Regione Lombardia.
La questione dei campi nomadi e delle politiche di integrazione
La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione la questione dei campi nomadi e delle politiche di integrazione. Il Comune di Milano ha rivendicato i risultati ottenuti negli ultimi anni, con la chiusura di 24 campi nomadi tra il 2013 e il 2024. Tuttavia, le critiche del centrodestra si concentrano sull’efficacia delle politiche di integrazione, considerate un “fallimento” e uno “schiaffo ai milanesi onesti che pagano le tasse”. L’assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa, ha invocato l’intervento dei servizi sociali per verificare le condizioni di vita dei minori nei campi nomadi e, se necessario, allontanarli dalle famiglie d’origine. Alessandro Verri, capogruppo della Lega a Palazzo Marino, ha evidenziato come l’accaduto rappresenti l’ennesima riprova dell’insuccesso totale delle strategie integrative perseguite dall’Amministrazione comunale.
Riflessioni conclusive: responsabilità, legalità e umanità
La tragica morte di Cecilia De Astis solleva interrogativi profondi sulla responsabilità individuale e collettiva, sulla legalità e sull’umanità. *È di importanza cruciale che le istituzioni, ad ogni livello, agiscano con decisione per ristabilire la legalità e la sicurezza, non solo a beneficio dei cittadini milanesi, ma anche per scongiurare il ripetersi di simili calamità. Allo stesso tempo, è necessario affrontare il problema dei campi nomadi e delle politiche di integrazione con un approccio pragmatico e umano, evitando strumentalizzazioni politiche e pregiudizi.
Amici lettori, di fronte a eventi così drammatici, è essenziale comprendere le implicazioni legali. Nel caso di specie, la giovane età dei responsabili solleva la questione della capacità di intendere e di volere, un concetto giuridico fondamentale che determina l’imputabilità di un individuo. La legge italiana presume che un minore di 14 anni non possieda tale capacità, escludendo quindi la possibilità di un processo penale.*
Approfondendo ulteriormente, possiamo considerare il concetto di “responsabilità genitoriale”. Anche se i minori non sono penalmente responsabili, i loro genitori potrebbero essere chiamati a rispondere civilmente per i danni causati dalle azioni dei figli, in base all’articolo 2048 del Codice Civile.
Questa vicenda ci invita a una riflessione più ampia: come società, siamo chiamati a garantire la sicurezza di tutti i cittadini, ma anche a offrire opportunità di integrazione e di riscatto a chi vive in condizioni di marginalità. La giustizia non si limita alla punizione, ma deve tendere alla rieducazione e alla prevenzione, per costruire un futuro più sicuro e inclusivo per tutti.