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Allarme lavoro: l’intelligenza artificiale minaccia i diritti dei lavoratori?

Scopri come i consulenti del lavoro si stanno preparando per affrontare le sfide legali ed etiche dell'IA, garantendo un futuro del lavoro più equo e protetto per tutti.
  • Formazione: esperti come Cesare Damiano per affrontare l'impatto legale dell'IA.
  • Tutela dati: focus sulla prevenzione della discriminazione algoritmica.
  • Accordo: il 28 luglio 2025 tra GSK e RSU sull'IA generativa.

L’intreccio tra l’intelligenza artificiale (IA) e la legislazione del lavoro sta innescando una serie di trasformazioni nel tessuto socio-economico italiano. In questo scenario in rapida evoluzione, la figura del consulente del lavoro assume un ruolo fondamentale, agendo da mediatore tra le innovazioni tecnologiche e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Il 19 gennaio 2026, l’attenzione è rivolta a come questi professionisti si stanno attrezzando per affrontare le sfide legali, etiche e concrete che derivano dall’adozione sempre più ampia dell’IA nel contesto lavorativo.

Formazione continua per i consulenti del lavoro

Un elemento cruciale in questa trasformazione è l’aggiornamento professionale costante dei consulenti del lavoro. Stanno nascendo iniziative formative specifiche per dotare questi professionisti degli strumenti necessari per orientarsi nel complesso scenario legale e tecnologico. Ad esempio, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha promosso corsi di formazione, spesso erogati tramite webinar, concentrati sull’applicazione dell’IA alla sicurezza negli ambienti di lavoro e sull’evoluzione del ruolo del consulente in questo ambito. Tali corsi, che hanno visto la partecipazione di esperti di spicco come Cesare Damiano, ex Ministro del Lavoro, si prefiggono di fornire ai consulenti del lavoro una comprensione approfondita delle conseguenze legali e operative dell’IA.

L’aggiornamento non si limita unicamente alla sicurezza sul lavoro, ma si estende anche ad altri aspetti cruciali quali la tutela dei dati, la prevenzione della discriminazione algoritmica e la gestione della responsabilità per i danni provocati da sistemi automatizzati. L’intento è quello di preparare i consulenti del lavoro a fornire una consulenza completa e aggiornata ai propri clienti, supportandoli nell’orientarsi nel complesso mondo del diritto del lavoro nell’era dell’IA.

Un aspetto basilare di questa preparazione consiste nell’analisi delle normative europee e nazionali in materia di IA. Il regolamento europeo sull’IA, ad esempio, introduce un insieme di vincoli per le aziende che impiegano sistemi di IA ad alto rischio, tra cui l’imperativo di trasparenza, la valutazione dei pericoli e la garanzia di un controllo umano sulle procedure decisionali automatizzate. I consulenti del lavoro devono essere in grado di assimilare e mettere in pratica queste normative per assicurare che i propri clienti rispettino i diritti dei dipendenti e promuovano un ambiente di lavoro giusto e protetto. La formazione deve considerare sia gli aspetti teorici che quelli pratici, con esempi reali e casi di studio che illustrino le difficoltà e le potenzialità dell’IA nel mondo del lavoro. A titolo di esempio, i consulenti del lavoro possono apprendere come valutare l’impatto dell’IA sulla sicurezza sul lavoro, individuando i potenziali rischi e proponendo soluzioni per mitigarli. Possono anche apprendere come ideare algoritmi di selezione del personale che siano imparziali e non discriminatori, evitando in tal modo di violare i diritti dei lavoratori. L’obiettivo è quello di fornire ai consulenti del lavoro una visione a 360 gradi dell’IA, consentendo loro di fornire una consulenza completa e personalizzata ai propri clienti.

Nell’ambito dell’aggiornamento continuo, è fondamentale che i consulenti del lavoro sviluppino competenze specifiche per l’utilizzo di strumenti di IA a supporto della loro attività professionale. Ad esempio, possono imparare a utilizzare software di analisi dei dati per individuare tendenze e rischi nel mondo del lavoro, o a utilizzare chatbot per fornire assistenza ai propri clienti in modo rapido ed efficiente. Tuttavia, è importante che i consulenti del lavoro non si limitino a utilizzare questi strumenti in modo passivo, ma che sviluppino una capacità critica per valutarne l’affidabilità e l’efficacia. Devono essere in grado di comprendere come funzionano questi strumenti e quali sono i loro limiti, per evitare di commettere errori o di prendere decisioni sbagliate. La formazione deve quindi includere anche un modulo sull’etica dell’IA, che aiuti i consulenti del lavoro a comprendere le implicazioni morali e sociali dell’utilizzo di queste tecnologie.

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L’impatto dell’AI sul mondo del lavoro: opportunità e rischi

L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando il mondo del lavoro, offrendo allo stesso tempo opportunità e sfide. Da un lato, l’AI ha la capacità di automatizzare compiti ripetitivi e pericolosi, aumentare la produttività e creare nuove opportunità di lavoro in settori emergenti. Dall’altro, l’AI può anche portare alla perdita di posti di lavoro, alla discriminazione algoritmica e a nuove forme di controllo e sorveglianza dei lavoratori.

L’impatto dell’AI sul mondo del lavoro è complesso e variegato, e dipende da diversi fattori, tra cui il settore di attività, il tipo di lavoro e le politiche adottate dalle imprese e dai governi. In alcuni settori, come la manifattura e la logistica, l’AI sta già automatizzando un numero significativo di compiti, portando alla perdita di posti di lavoro per i lavoratori meno qualificati. In altri settori, come la sanità e l’istruzione, l’AI sta creando nuove opportunità di lavoro per i lavoratori con competenze specializzate.

Un esempio concreto di come l’AI sta trasformando il mondo del lavoro è l’utilizzo di sistemi di monitoraggio predittivo nella sicurezza sul lavoro. Questi sistemi, che analizzano i dati provenienti da sensori e telecamere, sono in grado di identificare situazioni di pericolo e prevenire incidenti. Tuttavia, l’utilizzo di questi sistemi solleva anche questioni relative alla privacy e al controllo dei lavoratori. È importante che le imprese adottino politiche trasparenti e responsabili per l’utilizzo di questi sistemi, garantendo che i diritti dei lavoratori siano rispettati.

Allo stesso tempo, l’IA offre nuove opportunità in settori come lo sviluppo di software, l’analisi dei dati, la robotica, la cybersecurity e la gestione dell’energia. La sfida è quella di accompagnare la transizione dei lavoratori verso queste nuove professioni, attraverso programmi di formazione e riqualificazione professionale.

L’AI può anche portare a nuove forme di discriminazione algoritmica. Gli algoritmi utilizzati per la selezione del personale, ad esempio, possono essere progettati in modo da favorire o sfavorire determinate categorie di lavoratori, perpetuando così le disuguaglianze esistenti. È quindi fondamentale garantire che gli algoritmi siano progettati in modo equo e trasparente, e che siano soggetti a un controllo umano.

Le aziende che implementano sistemi di AI devono considerare attentamente le implicazioni etiche e sociali delle loro decisioni. Come ha sottolineato Nicola Ladisa, HR & Organization Director Holding De Agostini Group, “Nel mondo moderno e tecnologico – centrico sta crescendo la solitudine al lavoro. È già forte la preoccupazione che la salute mentale di chi lavora possa essere indebolita con conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione personale”.

È fondamentale, perciò, che le aziende implementino strategie adeguate a rafforzare il senso di appartenenza e a promuovere il benessere psicologico dei lavoratori.

Per mitigare i rischi associati all’AI, è necessario un approccio multidimensionale che coinvolga i governi, le imprese, i sindacati e la società civile. I governi devono adottare politiche che promuovano l’innovazione responsabile e che proteggano i diritti dei lavoratori. Le imprese devono investire nella formazione e nella riqualificazione dei propri dipendenti, e devono adottare pratiche di lavoro che promuovano il benessere e l’inclusione. I sindacati devono svolgere un ruolo attivo nella negoziazione di accordi collettivi che proteggano i diritti dei lavoratori e che garantiscano una transizione equa verso l’era dell’AI. La società civile deve svolgere un ruolo di controllo e di sensibilizzazione, promuovendo un dibattito pubblico informato e responsabile sull’impatto dell’AI sul mondo del lavoro.

Esempi di pratiche virtuose includono programmi di formazione personalizzati per i lavoratori a rischio di automazione, incentivi per le imprese che investono nella riqualificazione dei propri dipendenti, e sistemi di valutazione etica degli algoritmi utilizzati per la selezione del personale. È importante che queste pratiche siano basate su evidenze scientifiche e che siano adattate alle specifiche esigenze dei diversi settori e contesti.

Infine, è fondamentale che i lavoratori siano coinvolti attivamente nel processo di trasformazione digitale. Devono essere informati sui cambiamenti che l’AI sta portando nel mondo del lavoro, e devono avere la possibilità di esprimere le proprie opinioni e preoccupazioni. Il dialogo sociale è essenziale per garantire che la transizione verso l’era dell’AI sia equa, inclusiva e sostenibile.

Nuove sfide legali poste dall’ai

L’avvento dell’intelligenza artificiale (AI) nel mondo del lavoro ha generato una serie di nuove sfide legali che richiedono un’attenta analisi e una risposta normativa adeguata. Le questioni più urgenti riguardano la responsabilità per i danni causati da sistemi automatizzati, la protezione dei dati dei lavoratori, la discriminazione algoritmica e la necessità di garantire trasparenza e controllo umano sui processi decisionali automatizzati.

Uno dei problemi più complessi è quello della responsabilità per i danni causati da sistemi automatizzati. Chi è responsabile se un robot industriale causa un infortunio sul lavoro? Chi è responsabile se un algoritmo di selezione del personale discrimina un candidato? Le leggi esistenti sulla responsabilità civile e penale potrebbero non essere adatte a questo tipo di situazioni, in quanto sono state pensate per un mondo in cui le decisioni erano prese da persone fisiche, non da macchine.

Una possibile soluzione è quella di introdurre una nuova forma di responsabilità oggettiva per i produttori e gli utilizzatori di sistemi di AI ad alto rischio. Questa responsabilità oggettiva potrebbe essere limitata a determinati tipi di danni, come gli infortuni sul lavoro e la discriminazioni, e potrebbe essere accompagnata da un sistema di assicurazione obbligatoria.

Un’altra sfida importante è quella della protezione dei dati dei lavoratori. L’AI si basa sull’analisi di grandi quantità di dati, e questi dati possono includere informazioni sensibili sulla vita privata e professionale dei lavoratori. È quindi fondamentale garantire che questi dati siano raccolti, conservati e utilizzati in modo lecito e trasparente, nel rispetto dei diritti dei lavoratori.

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) stabilisce una serie di principi e regole per la protezione dei dati personali, ma la sua applicazione al mondo dell’AI non è sempre chiara. È quindi necessario fornire chiarimenti e orientamenti specifici per le imprese che utilizzano sistemi di AI, in modo da garantire che rispettino il GDPR e che proteggano i dati dei lavoratori.

La discriminazione algoritmica è un’altra sfida legale importante. Gli algoritmi utilizzati per la selezione del personale, la valutazione delle performance e la gestione delle risorse umane possono essere progettati in modo da favorire o sfavorire determinate categorie di lavoratori, perpetuando così le disuguaglianze esistenti.

È quindi fondamentale garantire che gli algoritmi siano progettati in modo equo e trasparente, e che siano soggetti a un controllo umano. Le imprese dovrebbero essere obbligate a valutare l’impatto dei loro algoritmi sulla diversità e l’inclusione, e a prendere misure correttive se necessario.

Infine, è necessario garantire trasparenza e controllo umano sui processi decisionali automatizzati. I lavoratori devono essere informati su come vengono utilizzati i sistemi di AI nel loro ambiente di lavoro, e devono avere la possibilità di contestare le decisioni prese da questi sistemi.

Il legislatore europeo ha riconosciuto che la natura intrinseca di queste tecnologie attenua l’efficacia delle tradizionali normative del diritto del lavoro basate su un approccio prescrittivo. Nei più recenti provvedimenti, in particolare nel regolamento sulla tutela dei dati e in quello sull’intelligenza artificiale, ha introdotto metodologie procedurali che impongono alle imprese una serie di obblighi. In primo luogo, ha sancito la necessità di divulgare informazioni chiare, tempestive e ampie riguardo all’impiego di tali tecnologie a tutti i soggetti interessati, al fine di assicurare la massima trasparenza delle decisioni inerenti ai rapporti di lavoro e la potenziale influenza sui diritti dei dipendenti. Oltre a questi obblighi informativi, è stato aggiunto l’onere per le imprese di effettuare un’analisi e una valutazione dei rischi derivanti dalle nuove tecnologie, nel momento in cui queste vengono applicate nella gestione dei rapporti di lavoro.

Un possibile approccio è quello di introdurre un diritto alla spiegazione, che consenta ai lavoratori di ottenere informazioni dettagliate sul funzionamento degli algoritmi e sui criteri utilizzati per prendere le decisioni che li riguardano. Questo diritto alla spiegazione potrebbe essere accompagnato da un diritto di ricorso, che consenta ai lavoratori di contestare le decisioni prese dagli algoritmi e di ottenere una revisione umana.

L’accordo siglato il 28 luglio 2025 fra la Glaxo Smith Kline spa e ViiV Healthcare srl e le RSU, che regola l’utilizzo dell’IA generativa per personalizzare le interazioni tra medici e informatori scientifici, garantendo al contempo il rispetto della privacy e dei diritti fondamentali dei lavoratori, rappresenta un esempio di come le imprese e i sindacati possono collaborare per affrontare le sfide legali poste dall’AI.

Un futuro del lavoro inclusivo e sostenibile

Di fronte a queste trasformazioni, emerge con forza la necessità di ripensare il diritto del lavoro, adattandolo alle nuove realtà tecnologiche e garantendo la tutela dei diritti dei lavoratori. La sfida è quella di costruire un futuro del lavoro in cui l’AI sia al servizio dell’uomo, creando nuove opportunità e migliorando le condizioni di lavoro, senza lasciare indietro nessuno. Ciò richiede un impegno congiunto da parte dei governi, delle imprese, dei sindacati e della società civile, al fine di promuovere un’innovazione responsabile, una formazione continua e un dialogo sociale costruttivo.

L’obiettivo è quello di creare un quadro normativo che promuova l’innovazione e la crescita economica, ma che al tempo stesso protegga i diritti dei lavoratori e garantisca un ambiente di lavoro equo e sicuro. Questo quadro normativo dovrebbe affrontare le sfide legali poste dall’AI, stabilendo regole chiare sulla responsabilità per i danni causati da sistemi automatizzati, sulla protezione dei dati dei lavoratori, sulla discriminazione algoritmica e sulla trasparenza dei processi decisionali automatizzati.

Ma la riforma del diritto del lavoro non è solo una questione di regole e di leggi. È anche una questione di valori e di principi. È necessario promuovere una cultura del lavoro che valorizzi la dignità umana, l’inclusione e la sostenibilità. Questo significa investire nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori, promuovere pratiche di lavoro che favoriscano il benessere e l’equilibrio tra vita privata e professionale, e garantire che tutti i lavoratori abbiano la possibilità di partecipare attivamente al processo di trasformazione digitale.

Per affrontare queste sfide è necessario un approccio olistico che tenga conto delle implicazioni economiche, sociali ed etiche dell’AI. È importante promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie AI che siano etiche, trasparenti e responsabili. È necessario investire nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori, per prepararli alle nuove professioni che emergeranno con l’AI. Ed è necessario promuovere un dialogo sociale costruttivo, per garantire che la transizione verso l’era dell’AI sia equa, inclusiva e sostenibile.

Nicola Ladisa, HR & Organization Director Holding De Agostini Group, ha sottolineato l’importanza di considerare l’impatto psicologico dell’AI sul lavoro, affermando che “Nel mondo moderno e tecnologico – centrico sta crescendo la solitudine al lavoro. È già forte la preoccupazione che la salute mentale di chi lavora possa essere indebolita con conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione personale”. Questo evidenzia la necessità di implementare strategie che rafforzino il senso di appartenenza e promuovano il benessere psicologico dei lavoratori.

La digitalizzazione del mondo del lavoro rappresenta una sfida complessa ma anche un’opportunità unica per migliorare la vita dei lavoratori e per promuovere una crescita economica sostenibile. Affrontare questa sfida con competenza, responsabilità e visione significa costruire un futuro del lavoro in cui l’AI sia al servizio dell’uomo, creando nuove opportunità e migliorando le condizioni di lavoro, senza lasciare indietro nessuno.

Verso un nuovo umanesimo del lavoro

La transizione digitale in atto non è solamente una rivoluzione tecnologica, ma una profonda trasformazione antropologica che investe il cuore stesso del nostro modo di intendere il lavoro, la società e, in ultima analisi, la nostra stessa umanità. Di fronte a questa sfida epocale, è necessario riscoprire un nuovo umanesimo del lavoro, capace di coniugare l’innovazione tecnologica con la centralità della persona umana e la tutela dei suoi diritti fondamentali. Un umanesimo che non si limiti a subire passivamente i cambiamenti, ma che sappia interpretarli e orientarli, mettendo al centro i valori della dignità, della solidarietà e della sostenibilità.

Questo nuovo umanesimo del lavoro implica un ripensamento profondo del ruolo delle istituzioni, delle imprese e dei sindacati. Le istituzioni devono farsi garanti di un quadro normativo che promuova un’innovazione responsabile e che protegga i diritti dei lavoratori. Le imprese devono investire nella formazione continua dei propri dipendenti e adottare pratiche di lavoro che favoriscano il benessere e l’inclusione. I sindacati devono svolgere un ruolo attivo nella negoziazione di accordi collettivi che proteggano i diritti dei lavoratori e che garantiscano una transizione equa verso l’era dell’AI.

Ma soprattutto, questo nuovo umanesimo del lavoro richiede un cambiamento di mentalità. Dobbiamo abbandonare la visione del lavoro come mera fonte di reddito e riscoprire il suo valore intrinseco come strumento di realizzazione personale e di contributo al bene comune. Dobbiamo promuovere una cultura del lavoro che valorizzi la creatività, l’innovazione e la collaborazione, e che consideri la diversità come una ricchezza.

In questo contesto, il consulente del lavoro assume un ruolo ancora più cruciale. Non è più sufficiente essere un mero interprete delle leggi e dei contratti, ma è necessario diventare un vero e proprio consulente strategico, capace di aiutare le imprese a navigare nel complesso mondo del diritto del lavoro nell’era dell’AI e di promuovere pratiche di lavoro che siano etiche, sostenibili e rispettose dei diritti dei lavoratori. Un consulente che sappia coniugare la competenza tecnica con la sensibilità umana e la capacità di visione.

Solo così potremo costruire un futuro del lavoro che sia veramente inclusivo, sostenibile e rispettoso della dignità umana. Un futuro in cui l’AI sia al servizio dell’uomo e non viceversa. Un futuro in cui il lavoro sia non solo una fonte di reddito, ma anche una fonte di realizzazione personale e di contributo al bene comune.

Ora, immagina di trovarti a discutere di queste tematiche con un amico appassionato di diritto. Potresti iniziare spiegandogli che, nel diritto del lavoro, un concetto fondamentale è quello del “datore di lavoro tecnologicamente neutro“. Questo significa che il datore di lavoro deve garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate nell’organizzazione aziendale. Ma, andando più a fondo, potresti introdurre la nozione di “algoritmic accountability“, ovvero la responsabilità di chi sviluppa e utilizza algoritmi di garantire che questi siano equi, trasparenti e non discriminatori. Rifletti: in un mondo sempre più automatizzato, come possiamo assicurarci che le decisioni prese dalle macchine non ledano i diritti dei lavoratori? È una domanda complessa, ma fondamentale per costruire un futuro del lavoro più giusto ed equo.

Nel mondo moderno e tecnologico – centrico sta crescendo la solitudine al lavoro. È già forte la preoccupazione che la salute mentale di chi lavora possa essere indebolita con conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione personale
è stato riformulato in:

Si avverte con insistenza il timore che il benessere psicologico dei lavoratori possa essere compromesso, con conseguente calo della resa e dell’appagamento individuale.

Nicola Ladisa, HR & Organization Director Holding De Agostini Group, ha sottolineato l’importanza di considerare l’impatto psicologico dell’AI sul lavoro, affermando che “Nel mondo moderno e tecnologico – centrico sta crescendo la solitudine al lavoro. È già forte la preoccupazione che la salute mentale di chi lavora possa essere indebolita con conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione personale”.

è stato riformulato in:

Nicola Ladisa, HR & Organization Director Holding De Agostini Group, ha evidenziato la rilevanza di valutare l’effetto psicologico dell’IA sull’ambiente lavorativo, asserendo che “Nel mondo moderno e tecnologico – centrico sta crescendo la solitudine al lavoro. È già forte la preoccupazione che la salute mentale di chi lavora possa essere indebolita con conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione personale”.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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