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- L'IA automatizza compiti monotoni, liberando gli avvocati dal 30% del lavoro.
- L'IA elabora enormi volumi informativi con velocità, riducendo i tempi di ricerca.
- La legge 132/2025 regola l'uso dell'IA nelle professioni intellettuali.
Questa trasformazione, pur portando con sé numerosi *vantaggi, presenta anche diverse insidie e rischi che necessitano di una scrupolosa valutazione e una gestione accorta. Il mondo della professione legale si trova ora davanti a un bivio: accogliere le opportunità offerte dall’IA per ottimizzare l’efficienza, oltre che l’accessibilità all’amministrazione della giustizia, oppure cedere dinanzi alle sfide imposte dalla medesima tecnologia; ciò comporterebbe la messa in discussione dei principi cardine del diritto unitamente al ruolo centrale dell’avvocato.
L’inserimento dell’IA nel panorama legale trascende il semplice atto tecnologico d’adozione; costituisce invece una riconsiderazione radicale delle modalità con cui il diritto viene esercitato sia nella formazione degli operatori sia nelle sue applicazioni pratiche. Le ripercussioni si estendono a ogni dimensione della carriera legale: dalla ricerca normativa all’elaborazione documentaria passando per la consulenza agli assistiti fino alla gestione delle controversie. In virtù delle sue caratteristiche innovative, l’IA offre la possibilità d’automatizzare procedimenti usualmente monotoni, sgravando gli avvocati dalle fatiche quotidiane per permettere loro di focalizzarsi su temi più intricati ed elaborativi.
In parallelo a queste evoluzioni, emergono domande fondamentali riguardo ad aspetti come responsabilità, trasparenza, etica e salvaguardia dei diritti essenziali.
L’importanza intrinseca di tale metamorfosi è amplificata dalla progressiva integrazione dell’intelligenza artificiale in molteplici ambiti sociali: spaziando dalla medicina alla finanza, dai trasporti all’ambito educativo. Il sistema giuridico – concepito come un insieme articolato di norme regolatrici delle interazioni umane – non può ignorare tali innovazioni; al contrario, necessiterebbe di affrontare le sfide correlate. Ciò implica una revisione del corpus legislativo attuale per garantire una gestione equilibrata ed eticamente corretta degli sviluppi offerti dall’IA.
Uno dei casi più significativi riguardanti l’influenza dell’IA nel panorama legale è l’automazione nella fase investigativa del diritto. Attraverso sofisticati algoritmi, questi strumenti tecnologici possono processare volumi considerevoli di informazioni, cogliendo precedenti legali validamente pertinenti a specifiche questioni giudiziarie. Tale progresso offre ai professionisti del settore legale opportunità per ridurre drasticamente i tempi dedicati alle ricerche, favorendo così maggiore precisione nella selezione dei riferimenti giuridici.
Nonostante ciò, la gestione dell’impiego di tali sistemi pone questioni critiche riguardo alla validità e all’affidabilità delle informazioni ricevute; è indispensabile assicurare una trasparenza, così come una verifica accurata degli algoritmi impiegati.
In un altro contesto significativo nella sfera giuridica dove si assiste a una trasformazione grazie all’intelligenza artificiale si colloca il processo per la stesura degli atti. Attraverso tali tecnologie avanzate è possibile elaborare in modo automatico schemi preliminari per contratti, memorie difensive, ricorsi e vari altri testi legali seguendo particolari template preconfezionati accompagnati da dati forniti dall’utente stesso. Questo approccio ha il potenziale non solo per accrescere l’efficacia ma anche incrementare notevolmente il rendimento dei professionisti del diritto diminuendo sia i tempi che le spese associate alla scrittura documentale. Detto questo, però, risulta fondamentale affrontare problematiche riguardanti le responsabilità relative ad errori o mancanze che potrebbero emergere nei testi prodotti dai software utilizzabili; c’è inoltre urgenza nel verificare che ogni creazione rispetti le normative etiche richieste dalla professione giuridica.
L’avvento della consulenza legale tramite canali digitalizzati segna infine un ulteriore aspetto innovativo dove gli strumenti dell’intelligenza artificiale stanno creando nuovi scenari operativi.
I chatbot insieme ai sistemi esperti si rivelano strumenti preziosi nell’ambito dell’assistenza legale di base destinata a una vasta utenza; forniscono risposte a domande comuni, diffondono conoscenze generali e dirigono gli utilizzatori verso fonti informative pertinenti. Tale facilità d’accesso può contribuire a rendere i servizi legali a portata di mano, soprattutto per coloro che abitano in aree isolate o affrontano limitazioni economiche significative. Nonostante ciò, il ricorso a questi meccanismi pone questioni circa l’affidabilità, nonché sulla bontà della consulenza offerta; emerge altresì la necessità impellente di salvaguardare adeguatamente i dati sensibili dei fruitori.
Opportunità e vantaggi dell’automazione
La tecnologia dell’intelligenza artificiale presenta per il settore legale un ventaglio d’opportunità estremamente ampio che supera la mera automazione delle mansioni monotone. Questa innovazione segna un cambiamento profondo nel modo in cui si realizza l’attività legale e ha la possibilità concreta non solo di incrementare l’efficienza ma anche di garantire maggior precisione e accessibilità nei servizi offerti. Attraverso diversi ambiti come la ricerca normativa o l’esame minuzioso dei documenti fino alla stesura formale degli atti o alle consulenze legali erogate via web, l’IA permette agli avvocati una focalizzazione su incarichi decisionali e innovativi.
Tra i molteplici benefici apportati dall’IA emerge come uno dei principali quello relativo alla sua abilità nell’elaborare enormi volumi informativi con estrema velocità. I sistemi intelligenti sono capaci di interrogare vastissimi archivi contenenti documentazioni giuridiche varie — sentenze passate incluse — discernendo dettagli pertinenti e individuando schemi complessi che facilmente sfuggirebbero al monitoraggio umano. Tale facoltà consente ai professionisti del diritto di eseguire ricerche normative molto più precise e comprensive, generando così un significativo risparmio sia temporale che economico nelle loro attività quotidiane.
Un aspetto notevole dell’intelligenza artificiale è rappresentato dalla sua abilità nel gestire attività monotone ed elaborate con relativa efficienza. Operazioni quali l’inserimento dati, l’elaborazione preliminare delle convenzioni giuridiche o l’allestimento della documentazione necessaria presso le corti vengono eseguite senza impegno umano diretto. Questo delega agli avvocati l’opportunità preziosa di dedicarsi ad aspetti più complessi della professione che esigono uno spiccato senso critico insieme a una forte dose creativa; esempi validissimi includono strategia nella contrattualistica, mediazione fra le parti o tutela degli interessi altrui.
La precisione qualitativa non viene trascurata dall’implementazione dell’IA: questi sistemi possono riconoscere discrepanze nei testi giuridici rivisitati per assicurare ottimizzazione normativa ed elevata uniformità formale nelle pratiche adottate dai professionisti del settore; grazie a ciò si riesce ad abbattere significativamente il potenziale d’incorrere in imprecisioni attribuibili alla mera svista umana migliorando contestualmente l’intera offerta dei servizi legalmente erogabili.
Da ultimo si sottolinea come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale favorisca ulteriormente una democratizzazione degli strumenti giuridici; tramite piattaforme automatizzate come chatbot o software avanzati dedicati, si offre ai cittadini ordinari supporto elementare rispetto ai requisiti legali: esse possono assisterli nella comprensione delle procedure legittime, raccogliendo dubbi ricorrenti assieme a consigli diretti, risultando quindi punti d’accesso fondamentali verso informazioni pratiche valide sul piano legislativo.
Un sostegno significativo arriva da strumenti che consentono a coloro che hanno difficoltà economiche nel reperire assistenza legale di ottenere informazioni fondamentali senza dover affrontare il costo elevato degli avvocati.
La piattaforma denominata _One LEGALE Expert AI_ offre un illuminante esempio della capacità dell’intelligenza artificiale (IA) nel potenziare le operazioni legali. Attraverso questo sistema avanzato, gli avvocati ricevono supporto in attività quali la ricerca normativa, l’analisi dettagliata dei documenti e la creazione formale degli atti necessari al processo giudiziario. Con questa innovativa soluzione tecnologica come _One LEGALE Expert AI_, si ha accesso immediato alla giurisprudenza pertinente; le normative ed elementi dottrinali riguardanti specifiche questioni legali sono facilmente reperibili; oltre ad avere facilitazioni nell’analisi contrattuale od ordinaria dei testi normativi – tutto ciò si traduce in una considerevole ottimizzazione delle tempistiche professionali da parte degli operatori giuridici, aumentando con ciò anche tanto la precisione quanto la completezza delle pratiche condotte.
Nonostante tali opportunità offerte dall’informatica applicata al settore forense, occorre precisare chiaramente che essa non risolve tutte le problematiche inerenti all’attività forense stessa. Seppur potenti alleanze attraverso sofisticate tecnologie innovative dall’intelligenza artificiale emergano già adesso sul panorama giuridico contemporaneo, queste vanno maneggiate con cautela ed acume pratico: fondamentale è infatti conoscere a fondo i limiti insiti nei sistemi d’IA.. È imprescindibile pertanto formulare obiezioni pertinenti riguardo ai dati prodotti da tali strumenti automatizzati ed informaticamente avanzati.
È imperativo che gli attori legali si mostrino sensibili ai rischi etici e deontologici connessi all’applicazione dell’intelligenza artificiale; pertanto è necessario implementare strategie atte a mitigarli efficacemente.
Un esempio lampante riguarda la predisposizione dei legali nel riconoscere il potenziale della soggettività nei risultati algoritmici. Se un sistema d’intelligenza artificiale riceve informazioni infette da pregiudizi durante il processo formativo, si tradurrà inevitabilmente in esiti distorti. Risulta fondamentale quindi che i professionisti legali sviluppino la capacità necessaria a individuare tale soggettività al fine di utilizzare l’IA senza compromettere principi come l’equità o l’imparzialità.
Un ulteriore aspetto critico concerne la possibile diminuzione dell’occupazione: la crescente automazione delle mansioni routinarie potrebbe ridurre il fabbisogno effettivo degli avvocati impegnati in determinate funzioni operative. La preparazione a tale metamorfosi sarà vitale; dunque si rivela essenziale apprendere nuove competenze per far fronte alle mutate dinamiche richieste dal mercato occupazionale.
In sintesi, nonostante le sfide rinvenute dall’applicabilità dell’IA, essa presenta agli studi legali occasioni notevoli; è tuttavia cruciale che venga impiegata con ponderatezza e intelligenza critica.
È fondamentale che gli avvocati abbiano la capacità di delineare le limitazioni dell’intelligenza artificiale. Devono non solo saper analizzare con spirito critico gli esiti generati dai sistemi IA, ma anche prendere provvedimenti opportuni per ridurre le insidie etiche e deontologiche inerenti al suo utilizzo. Solo attraverso tali accorgimenti sarà possibile integrare l’IA nel campo legale in modo da migliorare fattori quali l’_efficienza, accuratezza e accessibilità dei servizi giuridici_, preservando tuttavia i principi cardine della normativa vigente.

- L'IA può davvero democratizzare l'accesso alla giustizia... ⚖️...
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Le sfide etiche e deontologiche
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del diritto non è priva di sfide di natura etica e deontologica. Questi aspetti richiedono un’attenta riflessione da parte degli operatori del settore, al fine di garantire che l’utilizzo dell’IA sia conforme ai principi fondamentali della professione legale e ai valori che essa tutela. La trasparenza degli algoritmi, la responsabilità per gli errori commessi dai sistemi di IA, la tutela della privacy dei dati personali e la prevenzione dei conflitti di interesse sono solo alcune delle questioni che meritano una particolare attenzione.
Uno dei problemi più rilevanti è quello della trasparenza degli algoritmi. I sistemi di IA sono spesso “scatole nere”, il cui funzionamento interno è difficile da comprendere anche per gli esperti. Questo rende difficile valutare l’affidabilità e l’imparzialità delle decisioni prese dai sistemi di IA, e solleva interrogativi sulla possibilità di controllare e correggere eventuali errori o distorsioni.
È essenziale garantire che gli algoritmi adoperati nell’ambito legale siano caratterizzati da una chiara trasparenza, permettendo così la verifica delle loro decisioni attraverso criteri obiettivi ed equitativi.
Una questione significativa riguarda la responsabilità derivante da errori nei sistemi d’intelligenza artificiale (IA). Qual è il soggetto ritenuto responsabile se si verifica una consulenza giuridica errata da parte dell’IA o se viene presa una decisione imprecisa? Spetta all’avvocato utilizzatore del software rendere conto, al creatore della tecnologia stessa oppure al cliente destinatario della consulenza? Tale dilemma si presenta sotto forme piuttosto intricate e richiede interventi normativi specifici che contemplino le particolarità degli strumenti automatizzati nonché l’urgenza della salvaguardia dei diritti individuali.
Infine, non meno importante è la questione relativa alla differente protezione delle informazioni personali.. Gli strumenti basati sull’IA richiedono comunemente accesso a notevoli volumi di dati sensibili affinché possano funzionare adeguatamente. Pertanto diventa imprescindibile trattarli con modalità sicure nel rispetto delle legislazioni attinenti alla tutela della privacy ed assicurarsi che i medesimi vengano sfruttati solo per finalità valide e chiare.
È fondamentale che gli avvocati prendano atto delle insidie legate alla privacy insite nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale; pertanto è necessario che attuino strategie mirate a salvaguardare le informazioni sensibili dei propri assistiti.
Inoltre, uno degli aspetti più rilevanti si riconduce alla prevenzione delle situazioni di conflitto d’interesse. L’applicazione dell’IA offre la possibilità di approfondire i dati relativi ai clienti al fine di erogare consulenze legali ad hoc; tuttavia ciò apre interrogativi sui potenziali conflitti derivanti dalla formazione del sistema con dati disparati o predisposti verso determinate finalità. È cruciale che i professionisti del diritto non trascurino questi rischi ed elaborino approcci efficaci per assicurarsi che tutti i loro clienti ricevano un trattamento giusto ed equanime.
Secondo l’analisi realizzata da Ipsos per il Consiglio Nazionale Forense, emerge chiaramente la consapevolezza tra gli avvocati riguardo a queste complessità etiche e professionali; gran parte degli interpellati nutre timori rispetto alla riduzione del ruolo umano nei processi decisionali così come all’aumento della diffusione delle distorsioni sociali, oltre alle difficoltà nel comprendere appieno le logiche sottese alle decisioni automatizzate.
Questi timori sottolineano la necessità di un approccio cauto e responsabile all’integrazione dell’IA nel mondo del diritto.
La legge italiana sull’intelligenza artificiale, la Legge 132/2025, dedica particolare attenzione alle professioni intellettuali. Secondo questa normativa, l’impiego di sistemi di IA da parte dei professionisti deve essere circoscritto alle sole funzioni di supporto e ausiliarie, mantenendo il fulcro e l’essenza della prestazione saldamente ancorati al discernimento critico umano. L’articolo 13 della legge ribadisce l’importanza preponderante del contributo intellettuale dell’uomo nell’esecuzione dell’opera professionale.
La legge impone altresì ai professionisti il dovere di fornire un’informazione chiara, concisa ed esaustiva sull’eventuale adozione di sistemi di IA nell’ambito dell’incarico. Questa prassi di trasparenza operativa si configura a tutti gli effetti come un nuovo imperativo deontologico, volto a rafforzare la fiducia e la consapevolezza del cliente.
Il Regolamento (UE) 2024/1689, designato comunemente come AI Act, costituisce il primo schema normativo europeo volto a regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale. Questa iniziativa mira a salvaguardare un impiego della tecnologia che sia al contempo sostanzialmente sicuro, chiaramente trasparente, nonché rispettoso dei diritti fondamentali. I sistemi adottati nell’ambito legale ed amministrativo sono inclusi nella categoria ad alto rischio e devono pertanto sottostare a specifiche prescrizioni concernenti la progettazione minima, l’accuratezza della documentazione, oltre alla necessaria sorveglianza.
Ai sensi dell’articolo 14 dell’AI Act, si evidenzia l’obbligo secondo cui tali tecnologie devono essere operate sotto una reale sorveglianza umana. Mantenere controllo significa permettere al professionista incaricato di acquisire piena consapevolezza sulle modalità operative del sistema, seguire attentamente i risultati forniti da esso o apportarvi correttivi in qualunque istante per modificarne o interromperne le funzioni. Pertanto, è necessario sottolineare come questa supervisione superi il mero formalismo, risultando invece essenziale per garantirne un’applicazione duratura proporzionale ai rischi connessi.
L’articolo 16 dello stesso regolamento demanda inoltre ai processori identificabili la responsabilità della creazione di meccanismi adeguati volti alla tracciabilità tanto tecnica quanto documentale. Saranno quindi richieste elaborazioni automatiche ove annotate le attività pertinenti, focalizzate su input, output assieme alle registrazioni realizzate dal sistema.
Nell’ambito delle normative in questione, l’articolo 9 prevede che si proceda con la stesura di una valutazione d’impatto (AI impact assessment) antecedente alla messa in commercio o all’applicazione del sistema. Tale valutazione deve comprendere un approfondimento sui rischi potenziali e sulle strategie per la loro riduzione.
Regolamentazione e prospettive future
Si avverte una crescente urgenza nell’ambito della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, specialmente nel settore legale. L’attuale panorama della rivoluzione digitale esige che sia messo a punto un quadro normativo solido ed esaustivo, che sappia incentivare le innovazioni tecnologiche preservando tuttavia i diritti inviolabili delle persone ed il fondamento del sistema giuridico stesso. Non si può prescindere dall’affrontare tematiche centrali quali: chi assume la responsabilità quando sorgono errori da parte delle intelligenze artificiali? Come garantire la privacy individuale nei trattamenti dei dati? Qual è il grado necessario di trasparenza degli algoritmi? E ancora, come evitare conflitti d’interesse?
A tal proposito, il Regolamento (UE) 2024/1689, meglio conosciuto con il nome di AI Act, si profila quale significativa evoluzione normativa. Questo provvedimento offre una struttura giuridica coerente destinata a governare le applicazioni dell’intelligenza artificiale nell’intero continente europeo; esso sancisce principi basilari riguardanti lo sviluppo nonché le modalità operative dei dispositivi intelligenti. Un aspetto rilevante introdotto dal regolamento consiste nell’adozione di un criterio improntato al rischio: ciò implica una categorizzazione dei diversi sistemi IA sulla base del loro potenziale impatto sui diritti fondamentali così da fissare requisiti precisi soprattutto nei casi che coinvolgono applicazioni considerate ad alto rischio – tra cui rientrano quelle adoperate nell’ambito legale.
Il testo ricevuto è già ben scritto e non presenta errori grammaticali evidenti. Non sono necessarie correzioni.
L’intervento normativo dovrebbe anche incentivare una proficua sintonia tra i vari soggetti operanti nel contesto giuridico, inclusi avvocati, giudici, studiosi del diritto, aziende hi-tech e enti pubblici; ciò si rende essenziale per assicurare un metodo comune ed organico nella supervisione delle tecnologie AI.
Evidenziando un punto cardine: la scolarizzazione degli operatori legali. È imperativo che gli avvocati acquisiscano una solida comprensione dei fondamenti teorici riguardanti l’AI; ciò implica saper analizzare con spirito critico gli output generati dalle tecnologie intelligenti ed impiegare tali strumenti con etica rigorosa. Le associazioni professionali insieme alle istituzioni accademiche sono chiamate a sviluppare programmi didattici ad hoc dedicati al Legal Tech così da dotarli delle abilità necessarie a fronteggiare efficacemente le opportunità ma anche i rischi insiti nell’uso dell’IA.
Sempre rilevante risulta essere il tema della sponsorizzazione della ricerca innovativa, soprattutto nell’ambito delle applicazioni legalistiche dell’IA. È fondamentale stanziare finanziamenti su progetti sperimentali diretti all’indagine delle capacità offerte dall’intelligenza artificiale nel rendere più efficaci, precisi ed accessibili i servizi giuridici disponibili sul mercato.
È fondamentale inoltre dare impulso allo sviluppo di tecnologie emergenti e applicativi che rispettino rigorosamente i criteri sia socio-etici, sia giuridici.
Pertanto, la questione della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, in ambito legale, si rivela una tematica intrinsecamente complessa ma assolutamente necessaria. Un quadro normativo efficace potrebbe fungere da motore per l’_innovazione tecnologica_, preservando nel contempo i diritti fondamentali delle persone coinvolte ed assicurando un impiego consapevole ed ecologico dell’IA. Il progresso della pratica forense nell’epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale sarà condizionato dalla capacità dei professionisti del settore di adattarsi a tale nuova realtà dinamica, oltreché dall’abilità nel capitalizzare le possibilità offerte da questa tecnologia innovativa per affinare le proprie modalità lavorative e fornire servizi ottimali ai clienti.
Verso un’avvocatura aumentata
L’intelligenza artificiale non deve essere vista come una minaccia per l’avvocatura, ma come un’opportunità per evolvere verso un modello di “avvocatura aumentata”. In questo scenario, l’IA non sostituisce il professionista legale, ma lo affianca, potenziandone le capacità e liberandolo da compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto. L’avvocato del futuro sarà un professionista ibrido, in grado di combinare le competenze giuridiche tradizionali con le nuove competenze digitali, sfruttando al meglio le potenzialità dell’IA per offrire servizi legali più efficienti, accurati e accessibili.
L’avvocatura aumentata richiede un cambiamento di mentalità e un investimento nella formazione continua. Gli avvocati devono essere disposti ad apprendere nuove competenze digitali, a sperimentare nuove tecnologie e a collaborare con esperti di IA. Devono inoltre essere consapevoli dei rischi etici e deontologici associati all’utilizzo dell’IA, e devono adottare misure per mitigarli.
Una componente cruciale nell’ambito dell’avvocatura avanzata è rappresentata dalla capacità critica nell’interpretazione e nella valutazione dei risultati generati dai sistemi d’intelligenza artificiale. È imperativo che gli avvocati non si limitino ad accettare passivamente le scelte operate dagli algoritmi; al contrario, debbano possedere gli strumenti necessari per decifrare il processo logico sottostante a tali scelte ed esaminare sia l’affidabilità che l’obiettività delle stesse. Questa competenza implica un’approfondita padronanza delle nozioni basilari riguardanti l’intelligenza artificiale combinata con un’eccellente attitudine al pensiero critico.
Un’altra dimensione rilevante consiste nella competenza nel dialogo efficace con i propri assistiti riguardo all’impiego della tecnologia IA. È essenziale che gli avvocati mantengano un alto grado di trasparenza sulle modalità d’utilizzo della tecnologia in questione, illustrando chiaramente ai clienti le applicazioni pratiche dell’IA nei servizi legali offerti. Essi sono altresì tenuti a rispondere proattivamente alle interrogative sollevate dai clienti così da tranquillizzarli rispetto alle preoccupazioni relative alla protezione della loro privacy o all’integrità dei dati sensibili coinvolti nel processo.
Infine, l’avvento dell’avvocatura aumentata implica inevitabilmente una sistemazione innovativa nelle modalità operative lavorative.
Gli studi legali sono chiamati a fare significativi investimenti in tecnologia moderna; necessitano dell’implementazione di nuovi schemi gestionali del lavoro e della diffusione di un ethos improntato sull’innovazione collaborativa. È essenziale che riescano ad attirare e mantenere figure dotate di abilità digitali avanzate, proponendo percorsi stimolanti per la loro formazione personale e la carriera professionale.
A questo punto va sottolineato che l’avvocatura aumentata rappresenta un passaggio cruciale verso il futuro del settore giuridico. Quegli avvocati capaci d’integrare tale innovazione nella loro prassi quotidiana beneficeranno delle molteplici possibilità offerte dall’intelligenza artificiale nel lungo periodo: essa non va vista come una minaccia da temere bensì come un’opportunità da cogliere per strutturare uno studio più efficace sul piano operativo, preciso nelle sue prestazioni ed eticamente responsabile.
Nella continua metamorfosi attuale dei contesti giuridici, risulta imprescindibile tener presente taluni concetti fondamentali relativi al diritto. Primo tra tutti spicca il principio relativo alla responsabilità professionale: ogni avvocato conserva la propria responsabilità riguardo alle decisioni assunte anche se supportato dall’utilizzo degli strumenti basati su intelligenza artificiale. Inoltre, la protezione dei dati personali è un diritto fondamentale sancito dal GDPR, che deve essere garantito anche nell’utilizzo di sistemi di IA.
Ad un livello più avanzato, è importante considerare la teoria del “reasonable reliance”*, secondo cui una parte può fare affidamento su informazioni fornite da un esperto (in questo caso, un sistema di IA), a meno che non vi siano ragioni evidenti per dubitare della loro accuratezza. Tuttavia, questa teoria non esonera l’avvocato dalla responsabilità di verificare le informazioni e di esercitare il proprio giudizio professionale.
L’avvento dell’IA nel diritto ci spinge a riflettere sul ruolo dell’avvocato nella società. Siamo destinati a diventare semplici gestori di algoritmi, o possiamo preservare la nostra autonomia e il nostro spirito critico? La risposta dipende da noi, dalla nostra capacità di adattarci al cambiamento e di utilizzare l’IA in modo etico, responsabile e consapevole. Dobbiamo essere i protagonisti di questa rivoluzione, non le vittime.
- Guida sull'uso dell'IA generativa per avvocati, vantaggi e questioni legali.
- Documento sull'impatto dell'IA nel settore della giustizia, approfondimento fondamentale.
- Approfondimenti sugli obblighi di trasparenza e accountability nell'uso dell'IA.
- Approfondimento sull'utilizzo dell'IA nel processo legislativo, strumento di proposta.








